Ci sono situazioni davvero difficili ed è visibile a chiunque il fatto
che tanti bimbi, malgrado fisioterapia, cure e attenzioni più che dovute,
probabilmente non cammineranno mai, non parleranno mai, non giocheranno mai con
i bambini della loro stessa età.
Malgrado non si riuscirà forse a compiere dei miracoli, è stupendo
vedere la dedizione delle mamme soprattutto nel fare tutto il possibile perché
il proprio figlio sia trattato esattamente come tutti gli altri e gli vengano
dedicate attenzioni e affetti.
È ciò che sta succedendo con Daniel, che è il bambino che alimenta
almeno personalmente la speranza nel poter vedere anche negli altri bimbi dei
progressi, anche se minimi.
Con lui lavoro nella sala di Maria Heléna e sto imparando a conoscerlo sin
dal primo giorno in cui sono arrivato al PODE.
Soffre di idrocefalia: nel cervello si ristagna del liquido che viene
eliminato grazie ad una sonda che dalla testa giunge fino all’apparato
genitale, per permettere la fuoriuscita dell’acqua in eccesso tramite la pipì.
In più ha anche una paralisi agli arti inferiori: M.Heléna mi ha fatto
vedere che Daniel, in corrispondenza dell’osso sacro, ha una specie di
fossetta.
Mi ha spiegato il nome della patologia ma non la ricordo: più questo
difetto che lui ha nella colonna vertebrale è in basso e più i danni alle gambe
sono ridotti.
È proprio sulla sua motricità che si stanno avendo grandi risultati!
Quando sono arrivato a fine febbraio non mi sembra di ricordare che
riuscisse a camminare; tuttora ha delle protesi lungo tutti gli arti che lo
aiutano a stare in equilibrio ma ha bisogno sempre di un appoggio.
Ad inizio anno non camminava, faceva solo piccoli passi con l’aiuto di
una persona più grande che gli doveva prendere la mano e lo doveva, anche se
minimamente, sorreggere.
Da qualche giorno invece lui stesso si lancia e tenta di fare dei passi da solo,
riuscendovi!
Nel vederlo camminare con queste gambe che ancora non hanno molta forza e
che sembrano debbano cedere da un momento all’altro mi vengono alla mente le
immagini dei bimbi che cominciano a mettersi in piedi e cercano di andare da
soli: li vedi che mettono un piede dietro l’altro ma ti danno l’impressione che
debbano cadere nell’immediato.
Anche Daniel molte volte cade ma malgrado ciò non si perde d’animo: si
rialza senza fiatare e ritenta a camminare.
So perfettamente che Daniel è un caso abbastanza particolare, con il
quale forse fin dall’inizio si sapeva che si potevano raggiungere determinati
obiettivi; probabilmente con tanti altri bambini non si avranno dei miglioramenti.
Daniel però è l’esempio che mi fa capire che non bisogna desistere mai
nel fare il bene, anche se tutto ciò che ci circonda appare immutabile e senza
senso.
Continuerò a lavorare al PODE come ho sempre fatto, ma grazie a Daniel
spero di riuscire a vedere la realtà che mi circonda con occhi diversi, per lo
meno con la coscienza che non si può mai dire cosa potrà succedere nel
futuro, e quindi lavorare al meglio per il bene di questi bimbi che altro non
meritano se non la nostra attenzione e dedizione, ancor di più perché disabili.
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