lunedì 5 novembre 2012

Non si può mai sapere...

Lavorando al PODE tutte le mattine, tante volte mi son chiesto se avesse senso svolgere tutte le attività che si svolgono.
Ci sono situazioni davvero difficili ed è visibile a chiunque il fatto che tanti bimbi, malgrado fisioterapia, cure e attenzioni più che dovute, probabilmente non cammineranno mai, non parleranno mai, non giocheranno mai con i bambini della loro stessa età.
Malgrado non si riuscirà forse a compiere dei miracoli, è stupendo vedere la dedizione delle mamme soprattutto nel fare tutto il possibile perché il proprio figlio sia trattato esattamente come tutti gli altri e gli vengano dedicate attenzioni e affetti.
A volte la speranza viene meno, perché si aprono gli occhi e si vede la realtà così com’è, ma in tante altre occasioni ci si riempie di gioia nell’osservare piccoli ma esistenti segni di miglioramento.
È ciò che sta succedendo con Daniel, che è il bambino che alimenta almeno personalmente la speranza nel poter vedere anche negli altri bimbi dei progressi, anche se minimi.
Con lui lavoro nella sala di Maria Heléna e sto imparando a conoscerlo sin dal primo giorno in cui sono arrivato al PODE.
Soffre di idrocefalia: nel cervello si ristagna del liquido che viene eliminato grazie ad una sonda che dalla testa giunge fino all’apparato genitale, per permettere la fuoriuscita dell’acqua in eccesso tramite la pipì.
In più ha anche una paralisi agli arti inferiori: M.Heléna mi ha fatto vedere che Daniel, in corrispondenza dell’osso sacro, ha una specie di fossetta.
Mi ha spiegato il nome della patologia ma non la ricordo: più questo difetto che lui ha nella colonna vertebrale è in basso e più i danni alle gambe sono ridotti.
Daniel fortunatamente ha questo segno molto in basso per cui riesce a muovere, anche se con difficoltà, gli arti inferiori.
È proprio sulla sua motricità che si stanno avendo grandi risultati!
Quando sono arrivato a fine febbraio non mi sembra di ricordare che riuscisse a camminare; tuttora ha delle protesi lungo tutti gli arti che lo aiutano a stare in equilibrio ma ha bisogno sempre di un appoggio.
Ad inizio anno non camminava, faceva solo piccoli passi con l’aiuto di una persona più grande che gli doveva prendere la mano e lo doveva, anche se minimamente, sorreggere.
Da qualche giorno invece lui stesso si lancia  e tenta di fare dei passi da solo, riuscendovi!
Nel vederlo camminare con queste gambe che ancora non hanno molta forza e che sembrano debbano cedere da un momento all’altro mi vengono alla mente le immagini dei bimbi che cominciano a mettersi in piedi e cercano di andare da soli: li vedi che mettono un piede dietro l’altro ma ti danno l’impressione che debbano cadere nell’immediato.
Anche Daniel molte volte cade ma malgrado ciò non si perde d’animo: si rialza senza fiatare e ritenta a camminare.
Lui è senza dubbio il bambino presente al PODE che più fra tutti mi fa gioire per il lavoro che si svolge, non tanto per quello che io personalmente faccio, perché in realtà è nulla rispetto al lavoro delle mamme e delle educatrici, ma piuttosto per la consapevolezza che grazie a ciò che si fa prima o poi si vedranno i frutti.
So perfettamente che Daniel è un caso abbastanza particolare, con il quale forse fin dall’inizio si sapeva che si potevano raggiungere determinati obiettivi; probabilmente con tanti altri bambini non si avranno dei miglioramenti.
Daniel però è l’esempio che mi fa capire che non bisogna desistere mai nel fare il bene, anche se tutto ciò che ci circonda appare immutabile e senza senso.
Continuerò a lavorare al PODE come ho sempre fatto, ma grazie a Daniel spero di riuscire a vedere la realtà che mi circonda con occhi diversi, per lo meno con la coscienza che non si può mai dire cosa potrà succedere nel futuro, e quindi lavorare al meglio per il bene di questi bimbi che altro non meritano se non la nostra attenzione e dedizione, ancor di più perché disabili.

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