mercoledì 9 maggio 2012

Até Junho...


Siamo ormai in partenza: ben 75 giorni fa eravamo partiti dalle nostre rispettive città e adesso senza che ce ne siamo resi conto stiamo per tornare dalle nostre famiglie.
È stato un periodo che è volato, con tante giornate ricche di emozioni e incontri, conoscenze ma anche scoperte curiose sulla cultura brasiliana.
Ieri è stato l’ultimo giorno di attività per me: tutti, in particolare i bambini, mi hanno salutato come se non dovessimo vederci mai più, anche se già adesso sanno che fra poco più di un mese staremo insieme nuovamente e passeremo altri giorni come quelli appena trascorsi.
Fa strano tornare a casa dopo questo periodo iniziale, ma sono più che convinto che questo mese in cui starò a Roma passerà con una velocità che non mi immagino, e senza che me ne potrò accorgere starò sull’aereo per tornare qui in Brasile per completare l’esperienza che ho appena iniziato.
Inoltre la prossima settimana ci ritroveremo tutti insieme su a Mondovì (compresi gli altri quattro ragazzi che sono in questo momento a Rio de Janeiro e i due ragazzi

che stanno invece a Goianha, tutti del Servizio Civile come me), per trascorrere qualche giorno di formazione e valutazione intermedia di questo periodo iniziale.
Sarà bello e interessante entrare in contatto con le altre realtà vissute dai nostri compagni e sono sicuro che non mancheranno le occasioni per poterci confrontare e condividere ciò che abbiamo vissuto.
È stato un periodo felice, trascorso nella tranquillità e nella serenità.
Alcune difficoltà le ho incontrate, e ammetto che a inizio esperienza ho patito un po’ la stanchezza e la cattiva gestione del tempo.
Da Pasqua devo dire che invece le cose sono cominciate a cambiare e ho preso un ritmo che tutt’ora riesco a mantenere e che mi fa svolgere le attività quotidiane con lucidità e energia.
Sono riuscito a fare anche a livello personale più cose rispetto a quelle dei primi giorni e con un minore spreco di tempo.
Fortunatamente si è rivelato vero il pensiero che più si va avanti e più si riesce a capire e gestire il tempo in maniera ottimale.
Di questo ne sono contento e spero che possa servirmi anche in futuro per il mio prossimo rientro qui in Brasile.
Il rapporto che si è instaurato tra me e gli educatori è decisamente cresciuto e ieri ho avuto anche la conferma che anche le mamme dei bambini del PODE gradiscono molto la presenza di noi volontari e ci trattano veramente con gentilezza e sempre con il sorriso sul volto. 
Non è stato un addio quello che abbiamo dato sia ai ragazzi che agli educatori, ma solo un “a presto”, per cui posso per il momento salutare anche voi con “até Junho...” (“a giugno...”).

sabato 5 maggio 2012

Questo no!!

Per conoscere il Brasile non basta secondo me vedere telegiornali, leggere riviste o informarsi su internet.
Alcuni aspetti della cultura e della vita se non si vivono in prima persona non si possono comprendere.
Anche a Pesqueira ogni tanto veniamo a conoscenza di alcune curiosità che ci lasciano di stucco, alcune di esse divertenti, altre un po’ meno...
Proprio qualche giorno fa abbiamo appreso da don Meo che soffiarsi il naso lo trovano abbastanza ridicolo; e dopo questo annuncio ci siamo spiegati tante cose.
Trovare i fazzoletti/tovaglioli è un’impresa e al PODE soprattutto durante il giorno senti alcune educatrici che tirano su con il naso continuamente.
Di questo ce ne siamo accorti appena arrivati ma pensavamo che fosse un atteggiamento di quella particolare persona; e invece la maggior parte non trova di buon gusto il soffiarsi il naso, ancor di più (sempre appreso grazie a don Meo) se poi il fazzoletto appena utilizzato non si getta subito ma si mette in tasca.
Vabbè, pure questo può essere una particolarità di questa cultura, che comunque non comprendo ma che è caratteristica e che si accetta così com’è (noi il naso comunque continuiamo a soffiarcelo).
Un’altra particolarità, forse in questo caso più ristretta a Pesqueira perché piccola cittadina, è l’approccio che la popolazione locale ha con gli stranieri, e in modo specifico mi sto logicamente riferendo a noi stessi.
Quando camminiamo per le strade (forse adesso non più di tanto ma al nostro arrivo tutti i minuti della giornata) ci squadrano come degli alieni e non vedono l’ora di capire chi siamo, da dove veniamo, perché siamo là.
Al supermercato o in vari negozi spesso le commesse ci hanno fermato chiedendoci da quale nazione venissimo e se eravamo là per turismo (questa cosa non l’abbiamo molto capita: sicuramente se uno si trova in Brasile per vacanza, Pesqueira non rientrerà mai e poi mai nei suoi progetti...).
Anche i bambini sono abituati a vedere sempre le stesse persone, e quando si trovano di fronte una persona che ha la pelle chiara e che non ha nulla a che fare con un brasiliano, rimangono molto colpiti.
A volte veniamo fissati per molti minuti consecutivi da bimbi e notiamo che mentre ci guardano chiedono ai propri genitori chi siamo.
Un giorno Elisa stava parlando con noi in portoghese e c’era una bimba che la stava osservando.
Appena questa ha sentito parlare Elisa nella sua stessa lingua, si è girata verso la mamma e le ha detto: “sentito? Anche lei parla portoghese!!”.
Sono atteggiamenti che tenuti da bambini mi fanno ridere ma da un adulto di 50 anni mi fanno pensare.
Su questo aspetto c’è la nostra stessa mentalità di 100 anni fa, di chiusura e meraviglia di fronte alla novità.
Inoltre noi siamo arrivati tutti insieme, per cui anche le prime volte andavamo in giro in gruppo ed eravamo più facilmente individuabili.
Qua non puoi uscire di casa e andare a comprarti qualche cosa che il giorno dopo vieni fermato dagli educatori che ti dicono: “ma ieri pomeriggio dov’eri? Ti ho visto al supermercato che stavi facendo la spesa!”.
E così per qualunque altra cosa tu faccia normalmente tutti i giorni.
Inoltre non concepiscono il fatto che siamo quattro persone diverse.
All’inizio ci vedevano in gruppo e adesso se usciamo singolarmente veniamo fermati perché si meravigliano di vederci soli, e ci chiedono dove siano gli assenti.
Alla feira di solito sono io che vado a comprare l’ananas e vado sempre dallo stesso commerciante.
Mercoledì scorso sono andato al mercato insieme a Elisa e Gian e ci siamo divisi per velocizzare.
A comprare l’ananas questa volta è andata Elisa e quando il signore si è visto di fronte la ragazza e non me, è rimasto un po’ di stucco e le ha chiesto dov’ero finito.
Questo me lo ha raccontato Elisa e ci siamo messi a ridere pensando a quanto a volte appartenere ad un’altra cultura faccia vedere la realtà con occhi diversi.
Un altro episodio singolare è accaduto durante il nostro viaggio per Petrolandia.
Durante l’andata ci siamo fermati per fare rifornimento in una pompa di benzina.
Scendendo, siamo stati avvicinati dalla benzinaia che ha cominciato a parlarci e a chiederci sempre da dove venissimo, chi fossimo, ecc...
È stata simpaticissima, molto gentile e cordiale.
E fin qua tutto bene, un incontro come tanti qui in Brasile.
Il fatto curioso è che il giorno della messa solenne in Floresta, non so a quante decine e decine di chilometri di distanza da quel rifornitore di benzina, durante lo scambio della pace ci avvicina quella stessa ragazza, che avendoci visto ci voleva salutare.
Qui succedono cose assurde, improbabili e impensabili.
I brasiliani è vero che sono molto più slanciati in baci e abbracci rispetto a noi italiani, ma a volte rimango sorpreso per l’affetto che hanno nei nostri confronti, che siamo gli stranieri e quindi la novità del momento.
Un aspetto invece di cui vi voglio parlare e che mi ha molto colpito in senso negativo è purtroppo il razzismo.
All’inizio non riuscivo a capacitarmi a quest’idea ma adesso ci sto prestando molta più attenzione e mi rendo conto che è un pensiero molto diffuso.
I bambini stessi quando ti vogliono insultare o prendere in giro ti chiamano “negro”.
Sentire questi discorsi da parte dei brasiliani, che sono mulatti, per non dire alcuni scuri quasi come gli africani, che ci prendono in giro (almeno in questo caso non insultandoci ma scherzosamente) perché noi siamo bianchi, veramente non lo accetto e mi sembra una cosa dell’altro mondo!
È il bue che dice cornuto all’asino, ed è una cosa stupida e senza senso.
Ma che assurdità è quella di insultare un ragazzo perché ha il colore della pelle più scuro della propria?
Durante il periodo di quaresima ogni venerdì partecipavamo alla Via Sacra in giro per i vari quartieri.
Se vi ricordate avevo detto che alla fine si celebrava la messa e il sacerdote abbastanza scuro di carnagione, forse discendente da africani per la tonalità della pelle.
Appena arrivato qui a Pesqueira, proprio per il suo aspetto, non è stato per niente accettato, nonostante fosse un sacerdote; e non sono state poche le volte (sia suor Cristina che don Meo ci hanno raccontato la stessa storia) in cui, durante la celebrazione della messa, alcune persone della comunità si sono alzate e sono uscite in gesto di protesta.
È qualcosa di inconcepibile.
Il Brasile, che inizialmente era abitato solo da indigeni di pelle scura e che è diventato indipendente l’altro ieri, ha questo comportamento nei confronti di persone normalissime come tutti noi esseri umani.
Come su qualsiasi altro aspetto non bisogna generalizzare, e questo atteggiamento non è comune a tutti i brasiliani, questo è scontato.
Ma il razzismo è un problema che esiste e credo che questa nazione debba ancora fare passi in avanti se vuole dare al mondo l’idea di uno stato sviluppato e giusto.

Pioggia!!

Ieri per qualche ora della notte e per la quasi totalità della mattinata ha finalmente piovuto.
Sembra stupido come discorso e anche io finché non ho visto con i miei occhi e sentito dalle labbra di don Meo i problemi che la siccità sta provocando non riuscivo molto a rendermi conto di quello che stava succedendo.
Qui siamo in territorio arido e la siccità è frequente, ma come quest’anno dicono che non capitava da circa 50 anni!
Forse non si riesce a capire fino in fondo cosa vuol dire non avere acqua per terreni e animali, ma le difficoltà sono reali e non di poco conto.
Il periodo delle piogge in verità sarebbe appena finito, ma non è mai iniziato.
Noi siamo arrivati il 24 febbraio e da allora ha piovuto tre o quattro giorni contando questa ultima volta.
Fino a tutto aprile ci sarebbe dovuta essere pioggia ma non si è fatta purtroppo vedere...
Le comunità rurali vivono di agricoltura e allevamento e senza acqua non si va molto in avanti.
Le temperature sono state costantemente sopra i 30° tutti i giorni e questo ha peggiorato ulteriormente le cose.
C’è un concetto che don Meo spiega sempre e che in questi giorni particolarmente sta utilizzando: dai tempi della formazione del sud America in Brasile c’è la siccità, per cui è un qualcosa che non si estinguerà né si può prevedere.
Accade e basta.
Quello che invece occorre fare per assicurare la sopravvivenza di bestie e esseri umani è la convivenza con la siccità.
Si stanno sviluppando sistemi di irrigazione, di coltivazione, di utilizzo dell’acqua sempre più efficienti e convenienti.
C’è bisogno solo di alcune virtù: avere la pazienza e la forza di volontà di utilizzare più in larga scala questi sistemi innovativi per assicurare a tutti una vita dignitosa, non una sopravvivenza stentata.
Ciò non significa che le difficoltà non si incontreranno e che la siccità è una benedizione, questo no.



Ma visto che l’esperienza ci fa capire che da questo male non ci si salva, tanto vale cercare di lottare con le forze di cui si dispone, e che di anno in anno vanno sempre più a migliorare e a diffondersi.




Caso ha voluto che uno di questi giorni in cui qui a Pesqueira ha piovuto sono dovuto andare alla feira.
E se avete in mente com’è strutturato il mercato, potete immaginare che cosa ha significato camminare là in mezzo con le buste piene di frutta e verdura...
Da tutte le parti pozzanghere, acqua che cadeva dai teloni messi a copertura dei banconi e donne che vuotavano in mezzo alla strada (non curandosi del fatto se passasse o meno qualcuno, questo è ovvio!) i secchi pieni di pioggia.
Ad un certo punto ho smesso anche di arrabbiarmi perché ho capito che era inutile, la feira è così e stressarsi non vale la pena...

Tanti auguri PODE!!

Il 4 maggio è il compleanno del PODE: quest’anno ha compiuto ben sette anni!!
Io e Serena siamo stati presenti alla celebrazione che si è tenuta la mattina insieme ai bambini, alle famiglie e alcuni ragazzi dell’ASEVI dei grandi.
È stata una messa semplice, coinvolgente e intensa.
Alcune mamme ed educatrici hanno portato come testimonianza le loro esperienze accanto ai bimbi disabili ed è stato bello vedere tanta partecipazione e commozione da parte di chi, per propria scelta o chiamata, è a contatto quotidianamente con chi è nel bisogno.



Alla fine è arrivato il vescovo



venerdì 4 maggio 2012

Petrolandia

Anche qui in Brasile il 1° Maggio è la festa dei lavoratori.
E quale occasione migliore per viaggiare approfittando del ponte??

Qualche giorno fa don Meo ci ha fermati proponendoci tre giorni di vacanza in giro nell’entroterra del Brasile, e ovviamente non poteva che trovarci più che contenti.
Da Pesqueira siamo partiti domenica mattina verso le 8 con destinazione Petrolandia, a circa km 220 di distanza (3h30’ di macchina).
Là ci avrebbe aspettato don Giovanni Malacrida, compagno di avventure di don Meo molti anni fa proprio qui in Brasile e suo amico fin dalla gioventù vissuta in Piemonte.
Ce la siamo presa con comodo, fermandoci un paio di volte anche per trovare un posto decente dove poter pranzare, e siamo arrivati a destinazione verso le 15.
Durante una nostra pausa a metà viaggio
Don Giovanni, al nostro arrivo, non era presente ma ci ha spiegato dove poter trovare le chiavi e fino al suo rientro alle 17 ci siamo riposati, dormendo chi sul letto e chi sul divano di fronte la televisione (non c’era molto fresco ma sul divano si stava una meraviglia...).



La serata l’abbiamo trascorsa con il padrone di casa, dopo aver partecipato alla s.messa della comunità presieduta da don Meo poiché don Giovanni era in un’altra zona a celebrare ben 10 battesimi!



Petrolandia si è rivelata veramente una cittadina carina, tranquilla, pulita (un secchio per la spazzatura ogni 10 m, niente a che vedere con Pesqueira), con tanto verde e negozietti.
E poi la cosa più bella è che è immersa in un paesaggio stupendo, con montagne sullo sfondo e un lago che domina tutto il territorio!!


Il lago è uno dei tanti alimentato dal fiume São Francisco, immenso e che attraversa cinque stati del Brasile, tutti nell'area est-nordest.
In realtà la città che siamo andati a visitare, cioè Petrolandia, non è quella originaria.
Quella vera è stata sommersa dalle acque e circa 26 anni fa questa nuova Petrolandia è stata costruita a parecchi chilometri di distanza dalla prima.
Il clima è leggermente più caldo di Pesqueira, con al compenso però molto più vento che si leva la sera (questo forse dovuto alla vicinanza dell’acqua).
E così la prima serata l’abbiamo trascorsa prendendoci un po’ di fresco e mangiando tapioca in alcuni chioschetti della piazza.
Cos’è la tapioca??
Bene, la tapioca è una specie di crêpes fatta in padella con sola farina di manioca.
Cos’è la manioca??
La manioca è un tubero, simile alla patata ma molto più grande e di colore rosso scuro/marrone, dal quale si ricava la farina o che si può cuocere semplicemente in acqua bollita.
Si mette la farina di manioca in una padella sul fuoco, le viene data una forma circolare e una volta cotta, come un crêpes si riempie con ciò che si vuole (può essere sia salata che dolce).
E come dessert finale ci siamo presi l’açaì, che invece non mi è piaciuto molto...
È in sostanza l’estratto dell’açaì stesso (che è un frutto) fatto a gelato e servito in una ciotola con banane e noccioline varie.
Quello che non mi è piaciuto è il sapore stesso dell’açaì, che non so ben definire ma che ho capito di non gradire.
Il giorno dopo invece è stato completamente relax e giro nei dintorni di Petrolandia.
La mattina è cominciata presto con la volontà di andare a farci una passeggiata insieme a don Meo, che quasi tutte le mattine per mantenersi in forma va a farsi una camminata a passo svelto.
Il giorno prima ci eravamo messi d’accordo di uscire alle 7 per andare tutti insieme, ma non capendo il motivo, alle 6.45 don Meo era già fuori, lasciandoci a casa, ma non permettendoci ovviamente di dormire, bensì facendoci comunque alzare perché avevamo messo la sveglia tutti prima che lui uscisse...
E quindi ci siamo ritrovati alle 7 che eravamo tutti svegli ma senza don Meo.
Vabbè, ogni tanto bisogna saperlo interpretare, ma ciò non ci ha sconvolto più di tanto.
Siamo usciti per i fatti nostri e abbiamo fatto una passeggiata lungo una riva del lago.
Erano le 7.30 del mattino ma non avete idea del caldo e del sole che batteva sopra le nostre teste!
Tornati a casa abbiamo fatto colazione e siamo usciti insieme a don Giovanni e ad un seminarista che vive con lui alla volta dell’abitazione di don Antonio, pure lui piemontese e amico di vecchia data dei due don, nostri accompagnatori.
Don Antonio è veramente un personaggio, in senso positivo, e sa tanto su molte cose.
A pranzo siamo stati suoi ospiti e già aver visto la casa in cui vive è tutto un discorso.
Siamo saliti qualche gradino e ci siam visti circondati da scimmiette, una marea che stava tutta sull’albero di fronte l’entrata della casa.

Erano dello stesso tipo di quella che ho visto al PODE (la cui specie è chiamata "miko"), ma qua ce l’avevamo tutte a cm 10 dalla nostra testa, con quel faccino così piccolo che non promettevano niente di buono se non furbizia e intelligenza.














Don Antonio dà loro ogni giorno da mangiare e ormai fanno parte della sua quotidianità: entrano e escono dalla sua abitazione, stanno sul tetto, giocano con l’antenna e così via...
Altri "ospiti" che ha conosciuto in questi anni in Brasile sono stati e continuano ad essere pipistrelli (che a quanto pare trovano molto seducente il bagno come luogo di ritrovo...) e gli scorpioni, forse questi un po’ meno carini delle scimmiette.
Ci ha offerto un succo e poi ci ha mostrato il suo lavoro,  o, meglio, l’attività che è riuscito a mettere su e che ora è gestita da altre 11 persone.



















Don Antonio fa parte di una cooperativa che si occupa dell’allevamento di tilapia, un tipo di pesce che a quanto pare non esiste in Italia.
Ne hanno circa 2000 esemplari che accudiscono tutti i giorni e che è per loro fonte di guadagno, nonché di vita.





Se aveste potuto vedere con i vostri occhi quello che queste dodici persone sono riuscite a creare vi mettereste paura.
Un uccello che si mangia
le lumache qui sotto...










Dietro c’è un lavoro di studio e aiuto per niente comune e il risultato è a dir poco sconvolgente.




Parlando con don Antonio ho scoperto che all’inizio di questa sua esperienza, lui di tilapie non sapeva assolutamente nulla.
Ha dovuto documentarsi e sperimentare varie tecniche per vedere quale fosse la migliore per la zona in cui vive.
Adesso è lui che viene chiamato all'università per tenere alcuni incontri formativi, alla faccia di ingegneri e laureati in materia.
Anche il sistema della cooperativa è sorprendente e molto efficace.
Ognuno ogni settimana svolge un ruolo differente e, a turno, tutti hanno in mano la situazione, se vogliamo utilizzare questa espressione perché le scelte vengono sempre prese in assemblea.
Adesso il commercio di tilapia è molto proficuo e rende abbastanza: ogni chilo è venduto a R$ 4,50, che se ordinato al ristorante può anche arrivare ai R$ 20.
Con la produzione che hanno, tutti e dodici i componenti della cooperativa riescono a guadagnare più del doppio di un salario minimo brasiliano, cioè a fine mese arrivano a più di R$2200, che non è per niente poco considerando anche il fatto che nella maggior parte dei casi anche il partner svolge un altro lavoro, per cui altre entrate.
Il pranzo che don Antonio aveva preparato era tutto a base di tilapia, ed è stato veramente squisito!
Nel pomeriggio saremmo dovuti andati a fare un giro in barca al lago per poi farci il bagno...ma i piani non sono andati come avevamo previsto.
Dopo aver mangiato, Serena, Gian ed Elisa si sono addormentati sulle comode amache, mentre io ho assistito alla discussione tra i tre don.
Hanno parlato dei problemi che riscontrano nelle diverse realtà in cui vivono, di energia alternativa e di possibili soluzioni per commercio e siccità.
Costruzione di un canale per
portare acqua in zone che ne sono prive
Ho trovato lo scambio di opinioni molto interessante e coinvolgente, sia perché mi ha aperto gli occhi su tanti aspetti a me sconosciuti e sia perché a parlare sono state tre persone che sul Brasile sanno molto.
Il giro in barca è andato a farsi benedire, ma non il bagno, fatto alle 18 con il sole ormai tramontato e senza una luce a poterci illuminare.
L’acqua , al contrario dei miei compagni, non l’ho trovata particolarmente calda, ma per cinque minuti non si poteva dire di no.
La sera abbiamo cenato fuori, sempre tilapia ma stavolta alla griglia e abbiamo fatto una passeggiata con don Meo.
Il primo a dx è don Giovanni
Il giorno dopo siamo partiti verso le 7.30.
Il piano prevedeva messa solenne alle 9 a Floresta, una città a circa 1h di strada da Petrolandia, e poi rientro a Pesqueira.
Questa messa è abbastanza famosa per la sua durata: come celebrazione termina dopo due ore circa, ma poi ci sono i discorsi di tutti i sacerdoti e del vescovo che prolungano il tutto per un’altra ora e mezza abbondante.
Durante la messa di martedì inoltre si è dato l’addio a don Antonio, un sacerdote che è stato trasferito e che nel corso della sua carriera sacerdotale ha costruito molto.
Pensavamo il peggio ma fortunatamente alle 11 era tutto finito e ci siamo messi in viaggio per tornare a casa.
Sono stati tre giorni veramente belli, trascorsi senza pensare al lavoro da svolgere ogni giorno ma godendoci solo il riposo e la bellezza del viaggiare per conoscere.
Con don Meo sono stato benissimo e anche don Giovanni si è dimostrata una persona stupenda: ci ha messo a disposizione fin dalla prima notte tutta la sua casa e ci ha trattato più che da ospiti.
Sono contento dell’esperienza che abbiamo vissuto.
Alcune volte mi fermo a pensare a quello che sto vivendo; mi sembra assurdo avere la possibilità di vedere così tanti posti e di così rara bellezza che si trovano dall’altra parte del mondo.
L’esperienza che il Servizio Civile dà a tanti giovani come me credo sia unica e se sto qua, sicuramente è anche grazie a tutte quelle persone che si impegnano ogni giorno affinché dei ragazzi possano avere l’opportunità di apprendere nuove culture e conoscersi più in profondità.