Finché sono
rimasto a Pesqueira l’immagine che mi ero fatto del Brasile a causa della
televisione o internet non corrispondeva per alcuni aspetti alla realtà.
Salvador de
Bahia, prima capitale brasiliana, invece mi ha mostrato questo volto del Paese
che pensavo di incontrare a Pesqueira.
La nostra
scelta è caduta su Salvador, sia per la relativa vicinanza che per i commenti
positivi che abbiamo sentito su questa città.
Bisogna
capire che le distanze qui in Brasile sono leggermente diverse da quelle che
abbiamo in Italia, Paese che è 25 volte più piccolo dello stato sudamericano.
Pesqueira-Salvador
distano circa 670 km e le soluzioni per il trasporto sono due: pullman o aereo.
Con il primo
c’è la comodità che si parte da Pesqueira, si arriva direttamente in centro a
Salvador e costa circa €90 andata e ritorno.
L’unico
elemento che forse mette un po’ paura è il tempo di percorrenza: circa 15 ore.
D’altro lato l'aereo ci impiega solo un’ora e poco più, ma ha la scomodità che è
necessario essere presente in aeroporto 2 ore prima del volo, da Pesqueira
bisogna prendere un autobus che in 3 ore porta allo scalo, arrivati a Salvador
è necessario prendere un mezzo o un taxi, e non sempre ci sono coincidenze
nell’immediato tra i vari spostamenti.
Si fa presto
a capire che la nostra decisione è stata quella di prendere il pullman,
provando l’ebbrezza (se di ebbrezza si può parlare...) di viaggiare per più di
mezza giornata sullo stesso mezzo.
Siamo
partiti alle 14.50 da Pesqueira e siamo arrivati a Salvador il giorno dopo alle
5.30.
È da
provare!
Il pullman
senz’altro è comodo e adibito per una lunga percorrenza di questo tipo; si sono
susseguite alcune pause per sgranchirsi le gambe e per mangiare e se non si
soffre d’auto si riesce a dormire senza particolari difficoltà.
Personalmente
è andato bene, nonostante alla partenza avessi un po’ di timore perché non
sapevo come avrei trascorso quelle 14 ore; in realtà ho dormito, guardato un
film al computer, ascoltato musica e il tempo è passato.
A Salvador ci aspettava Caroline, una ragazza che conosce suor Cristina e che era stata avvertita del nostro arrivo.
A Salvador ci aspettava Caroline, una ragazza che conosce suor Cristina e che era stata avvertita del nostro arrivo.
Suor
Cristina ha vissuto tre anni a Salvador, durante i quali ha conosciuto la
famiglia che in questi giorni ci ha ospitato.
È una tipica
famiglia brasiliana, con tanti figli e parenti, tutti che vivono nello stesso
edificio; ma noi abbiamo avuto più contatto con Caroline, con la sorella Ina, con
il padre Claudio e, sporadicamente, con il fratello Ariel.
Questi ci
hanno fatto da guide e con le due sorelle abbiamo trascorso giornate intere.
La mamma, invece, è rimasta in casa per i nostri pranzi/cene.
Ma parliamo
della protagonista di questa gita che è Salvador stessa.
È stata la
prima capitale del Brasile per cui è una città piena di storia e di monumenti e
al momento è al terzo posto per numero di abitanti.
Descriverla
non è facile: ci sono tante particolarità che meriterebbero attenzione, ma anche
molto tempo per essere presentate, e molte caratteristiche che andrebbero
conosciute...ma esporrò gli aspetti per i quali Salvador è più conosciuta.
Calimba, strumento musicale che
ha come cassa di risonanza il cocco
o la zucchina svuotati
La sua
storia è legata profondamente all’Africa e allo schiavismo, diffusosi a causa della
colonizzazione portoghese e olandese, e non è difficile incontrare piazze e
musei che parlano di questo.
Maschere africane
Il quartiere
decisamente più famoso è quello del Pelourinho.
Con il
termine “pelourinho” (“palo”) nel XVI-XVII secolo si indicava la colonna in
pietra nel centro della città dove gli schiavi africani venivano puniti per la
loro mancanza di rispetto e obbedienza verso i “padroni” portoghesi.
Le punizioni
alla vista di tutti erano anche un avvertimento per gli altri affinché
potessero capire a che cosa sarebbero andati incontro se non avessero eseguito
gli ordini.
Questa
colonna fu definitivamente rimossa da Salvador sul finire del XIX secolo; oggi
il Pelourinho è un intero quartiere, pieno di musei e di negozietti di strumenti musicali
e artigianato.
Attualmente può
essere considerato il centro storico della città, con tanti monumenti e chiese
che abbiamo visitato: São Francisco, la Cattedrale, São Pedro...




Azulejos (maioliche) che ricoprono le pareti del chiostro della chiesa di São Francisco.
Chiesa di São Francisco
Ogni più piccola parte interna è completamente rivestita in oro.
Azulejos (maioliche) che ricoprono le pareti del chiostro della chiesa di São Francisco.
Cattedrale
C’è poi la
chiesa di Senhor do Bomfin, fuori dal Pelourinho, ma meritevole comunque di
essere visitata.
Tutte queste fitas (nastri) vengono attaccate al cancello della chiesa
in segno di devozione
Un’altra attrazione
simbolo di questa città è l’elevador (ascensore) dal quale si può avere
una panoramica dall’alto della città.
Sono la
testimonianza vivente di ciò che Salvador ha realmente vissuto e per questo, secondo me, ancora più interessanti da visitare.
Su tutte le guide viene detto che i mesi in cui non si riesce a godersi Salvador a causa del mal tempo sono luglio e agosto: purtroppo non siamo noi a decidere quando l’ASEVI deve rimanere aperto o chiuso, per cui fin da inizio gita sapevamo che ci poteva andare male...
Su tutte le guide viene detto che i mesi in cui non si riesce a godersi Salvador a causa del mal tempo sono luglio e agosto: purtroppo non siamo noi a decidere quando l’ASEVI deve rimanere aperto o chiuso, per cui fin da inizio gita sapevamo che ci poteva andare male...
Ma nella
realtà siamo stati più che fortunati!
Il giorno
del nostro arrivo abbiamo avuto vento, pioggia e temperature al di sotto della
norma, ma poi, fino alla nostra ripartenza martedì mattina, sembrava di stare
ad agosto in Italia, con sole cocente e temperature eqautoriali.
Di spiagge
ne abbiamo visitato due: la praia di Berra e un’altra, che si trova invece
nell’isola di Itaparica.
La prima decisamente di stile americano, come avevamo avuto occasione di vedere già a Recife, con una striscia non molto grande di sabbia bianca e fine e, a circa cento metri dal bagnasciuga, palazzoni che si elevano per metri e metri di altezza.
Rispetto a Recife mi è piaciuta di più la praia di Barra, con meno confusione, acqua secondo me più calda, mare limpido e per nulla agitato.
Si aveva un
panorama stupendo!
Invece lunedì siamo stati dalla mattina fino a metà pomeriggio all’isola di Itaparica, la più famosa e visitata dinanzi alla baia di Salvador.
Invece lunedì siamo stati dalla mattina fino a metà pomeriggio all’isola di Itaparica, la più famosa e visitata dinanzi alla baia di Salvador.
All’andata
abbiamo preso una specie di traghetto che doveva impiegare 40 minuti per la
traversata, ma che in realtà dopo un’ora e dieci minuti era ancora in alto
mare, nel vero senso della parola...
Era di una
lentezza indescrivibile malgrado non sembrasse in pessime condizioni e non fosse
neanche di piccole dimensioni; il tempo, almeno in questo, ci ha aiutato e
siamo potuti stare sul ponte a goderci fresco e panorama.
La prima cosa che mi ha colpito dell’isola appena abbiamo noleggiato un pullmino per fare un giro turistico è la quantità di alberi e vegetazione presenti.
È un’isola verdissima e molto piacevole da vedere.
Colorata, con tanti edifici risalenti all'epoca della colonizzazione olandese e portoghese, pulita e, logicamente essendo un’isola, piena di belle spiagge.
Abbiamo pranzato su una di queste, con alle spalle una distesa di alberi e palme e senza confusione, poiché lunedì mattina.
Il sole
picchiava forte sulle nostre teste e tutti abbiam preso un bel colorito,
malgrado fossimo rimasti in spiaggia per non più di un’ora...
Il viaggio di ritorno è stato decisamente più divertente ed efficiente.
Il viaggio di ritorno è stato decisamente più divertente ed efficiente.
Non più il
traghetto che va a remi, ma un battellino di piccole dimensioni sul quale si
viene sballottati da un lato all’altro seguendo il moto delle onde.
Non è stata
la prima volta che prendevo un’imbarcazione, ma è stata sicuramente la prima in
cui dondolavo in quella maniera!
Avevo un po’
di paura perché avevamo pranzato da poco e non sapevo come avrebbe
reagito il mio stomaco visti i primi due minuti di viaggio, ma in realtà in 35
minuti eravamo già sulla sponda di Salvador (alla faccia del traghetto
tecnologico dell’andata...) e non ho patito per nulla il dondolìo continuo.
Quello che
abbiamo potuto notare sia domenica in giro per Salvador che lunedì ad Itaparica
è il mutamento della città a distanza di pochi chilometri.
Non avete idea delle condizioni in cui là (e mi viene da dire anche qui, a Pesqueira) migliaia di famiglie riescono a vivere, in case arroccate una sopra l’altra, fatte in mattoni senza rivestimento, tetti in lamiera e animali di ogni tipo che entrano ed escono.
Non avete idea delle condizioni in cui là (e mi viene da dire anche qui, a Pesqueira) migliaia di famiglie riescono a vivere, in case arroccate una sopra l’altra, fatte in mattoni senza rivestimento, tetti in lamiera e animali di ogni tipo che entrano ed escono.
Non abbiamo avuto l'occasione di accedere in nessuna di queste abitazioni, ma sono sicuro che anche le condizioni
igieniche non siano delle migliori, a giudicare per lo meno
dall’esterno.
Come ho già preannunciato, vivere a Salvador mi ha fatto rendere conto di stare in Brasile, per tanti aspetti che avevo visto in Italia tramite mezzi di comunicazione e che qui ho poi riscontrato.
Ho tante immagini nella mente delle tanto note favelas di Rio de Janeiro: case in lamiera, legno, terra e via dicendo, tutte addossate le une alle altre e di piccole dimensioni.
Come ho già preannunciato, vivere a Salvador mi ha fatto rendere conto di stare in Brasile, per tanti aspetti che avevo visto in Italia tramite mezzi di comunicazione e che qui ho poi riscontrato.
Gamberetti
Ho tante immagini nella mente delle tanto note favelas di Rio de Janeiro: case in lamiera, legno, terra e via dicendo, tutte addossate le une alle altre e di piccole dimensioni.
Affacciandomi
dalla finestra della camera in cui ho dormito il panorama che vedevo era
questo:
perfettamente
rispecchiante le foto che ho in mente.
Prima di
arrivare qui in Brasile a febbraio, mi sono visto a casa il film “Cidade de
Deus”, che racconta la storia di alcuni
ragazzi della periferia di Rio.
Ebbene, dopo
un giorno a Salvador mi sembrava di rivedere perfettamente alcune scene del
film, a partire dall’autobus, che abbiamo preso tutti i giorni per muoverci più
velocemente, con il tornello all’entrata della porta e un controllore che
prende i soldi dei biglietti e ti lascia passare, per arrivare alle semplici
persone che si incontrano per strada.
Sicuramente
Salvador non è campagna come Pesqueira e questo è visibile ad occhio nudo.
È inoltre
una città tra le più violente e pericolose.
Non siamo
mai usciti da soli neanche alle 11 del mattino, sempre accompagnati da Carol e
Ina o il padre; e la sera siamo sempre rimasti in casa.
Dalle loro
parole i turisti, se non adeguatamente protetti e accompagnati da persone del
luogo, non durano un giorno senza essere assaltati.
Con noi si è
verificato solo un caso in cui ci siamo dileguati per evitare probabili
complicazioni, ma a parte questo caso sporadico non ci è capitato nulla di
pericoloso.
Loro invece
sono rimasti per tutti i giorni in continua apprensione per la nostra sicurezza
e non avete idea delle precauzioni che continuamente prendevamo nei nostri
confronti.
Tutte le
guide parlano di Salvador come una città piena di violenza e problemi sociali,
ma ci siam chiesti se eravamo noi troppo imprudenti per giudicare il loro
comportamento troppo apprensivo, o se realmente essi si sono preoccupati troppo
perché responsabili di noi ospiti.
Non so dare
una risposta....
Forse un po’
dell’uno e un po’ dell’altro; la prudenza forse non è mai troppa, per cui va
bene che sia andata così.
Il mutamento
di cui parlavo poc’anzi è quello che il Brasile vuole mostrare al mondo intero,
ma che in realtà non descrive assolutamente la verità.
I quartieri
turistici che abbiamo attraversato per arrivare in spiaggia e all’isola
sembravano quelli delle migliori città giapponesi in pieno centro: strade
pulite, polizia che controlla, allegre famigliole che passeggiano senza paura,
palazzi immensi circondati dal verde...
Uno stacco tra le due realtà indescrivibile, segno di una nazione che, sfruttando le spalle di migliaia (se non di milioni nel caso del Brasile) di persone che vivono nella povertà e miseria, riesce a far apparire al mondo intero il lato migliore dello sviluppo.
Sono tante le particolarità di Salvador, dalla storia abbastanza moderna rispetto a quella europea agli usi e costumi attuali: donne vestite con gli abiti tipici di Bahia che fanno le trecce alle ragazze, gruppi di capoeira che per strada cercano di racimolare qualcosa, uomini in cerca di vendere ogni sorta di souvenir che ti seguono finché non vengono respinti in maniera abbastanza esplicita...
Uno stacco tra le due realtà indescrivibile, segno di una nazione che, sfruttando le spalle di migliaia (se non di milioni nel caso del Brasile) di persone che vivono nella povertà e miseria, riesce a far apparire al mondo intero il lato migliore dello sviluppo.
Sono tante le particolarità di Salvador, dalla storia abbastanza moderna rispetto a quella europea agli usi e costumi attuali: donne vestite con gli abiti tipici di Bahia che fanno le trecce alle ragazze, gruppi di capoeira che per strada cercano di racimolare qualcosa, uomini in cerca di vendere ogni sorta di souvenir che ti seguono finché non vengono respinti in maniera abbastanza esplicita...
| Acarajé |
| Abarà |
Forse mi
sono dilungato un po’ troppo, vero Daniele? ma spero che questa mia descrizione
abbastanza generale vi abbia aiutato a conoscere, anche se solo da lontano, un
altro aspetto del grande Brasile...
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