Mercoledì è
stata la volta del São João dell’ASEVI.
Alla festa
erano invitati tutti i ragazzi sia del mattino che del pomeriggio e nella programmazione
erano previsti giochi, una rappresentazione musicale e uno spettacolo di danza
eseguito da una scuola esterna all’ASEVI.
L’inizio era
atteso per le 14 ma, come ormai, penso, anche voi avete imparato, nulla di
quello che qui si programma alla fine si realizza secondo gli schemi
prestabiliti.
I ragazzi
sono arrivati abbastanza in orario, chi più chi meno, ma la festa di fatto è
iniziata un’ora dopo, alle 15.
Con un’ora in
meno a disposizione naturalmente non si è riusciti a compiere tutto ciò che si pensava,
e alcuni intrattenimenti non si sono svolti.
La festa è
cominciata con il gruppo musicale composto da alcuni ragazzi, Gian, Serena e
Ranielson (il professore di musica) per poi continuare con la scuola di ballo
venuta appositamente per quest’occasione e per finire con il festeggiamento dei
compleanni avvenuti nei mesi di maggio e giugno.
Dalle 13.40
circa (nostro arrivo all’ASEVI) fino alle 15 non ho fatto altro che correre
dietro ai bambini, che hanno sfruttato fino all’ultimo minuto prima dell’inizio
della festa per giocare, scaricarsi e non fermarsi un attimo.
Di come sia andata complessivamente la festa non sono del tutto contento, principalmente per la
mancanza di organizzazione.
Fino alle 12
di mercoledì stesso, tutti gli educatori stavano ancora sistemando alcune
attività, così come fino alle 14.40 circa, e ciò ha fatto sì che tutto andasse
più in fretta, tralasciando alcuni aspetti.
I giochi non
si son svolti e per quanto riguarda la scuola di ballo invitata, credevo ci
potesse essere maggior coinvolgimento da parte dei ballerini nei confronti dei nostri ragazzi.
Non credo
che i bambini non si siano divertiti, ma sapendo ciò che si era pensato sono
rimasto un po’ deluso nel vedere che non si è riusciti a svolgere tutto.
Invece sono
rimasto contento del gruppo di ragazzi che ha suonato insieme ad alcuni di
noi.
È da un bel
po’ di tempo che Ranielson e Serena stanno dietro alle musiche preparate per
quest’occasione e vedere finalmente il risultato finale è stato bello!
Non è facile
insegnare ai ragazzi a suonare uno strumento, tanto più quando questi non
stanno fermi un secondo, vorrebbero suonare senza aver studiato un minimo di
teoria e si fanno prendere dalla voglia di fare, creando alla fine solo rumori
e non musica...
Ranielson, a
volte, vedo ha una pazienza non da tutti e non lo invidio assolutamente.
Ma questo
progetto di musica è un bene che sia iniziato e spero possa insegnare ai ragazzi
ad essere un po’ più pazienti e concentrati in quello che viene chiesto loro di fare.
Mancavano
adolescenti soprattutto del mattino, ulteriore segno di quello che in questi
giorni stiamo venendo a conoscenza.
Dal nostro
ritorno a Pesqueira stiamo vedendo sia all’ASEVI del pomeriggio che in quello
della mattina che tanti bambini per motivi vari non stanno più venendo, e per
il momento non ne hanno più l’intenzione.
Con alcuni
si era instaurato un bel rapporto, anche se frutto solo di due mesi, e sapere
che probabilmente non li vedremo più arrivare al doposcuola non mi rende molto
contento.
La libertà
di scelta spetta a loro e se anche non viene direttamente dai bambini la
volontà di non venire più, contro i genitori o chi per loro non si può fare
molto.
Il più
piccolo ha circa 3 anni e la più grande 12, colei che già da tempo si occupa
della casa e dei fratelli minori.
Se anche
prima di questo evento la situazione non era certamente delle migliori adesso
lo è ancora di meno.
Entrambi i genitori
sono alcolizzati e nell’ultimo periodo sembra che il papà abbia cominciato a
bere di più rispetto alla moglie, deceduta anche in conseguenza dell’alcolismo.
Si parla
anche di non lasciare più i bambini insieme al padre e di affidarli a qualcun
altro, ma per ora nulla è stato deciso ed eventualmente se ne occuperà il Consiglio Tutelare, già venuto a conoscenza della situazione.
Questo evento
ci ha un po’ sconvolto...
È vero che
era da molto tempo che ci si aspettava un finale del genere, ma ciò non vuol
dire che dispiaccia di meno.
Ripensando a
questa situazione, cercavo di capire come stessero reagendo i bambini e quale
potrebbe essere il loro futuro.
Ho riflettuto
sopra questo evento perché è capitato a bambini che sto imparando a conoscere
ogni giorno di più, ma pensate a quante altre sono le situazioni come queste in
diverse parti del mondo, senza che ci pensiamo o preoccupiamo.
Ciò che è
accaduto a Vittoria, Enry, Daniele, Edson e Ariel succede ogni giorno, a tanti
bambini vulnerabili come loro.
Questa situazione
credo mi stia insegnando anche a pensare a chi non è direttamente accanto a me,
ma che nonostante ciò vive gli stessi disagi e difficoltà che io stesso posso
incontrare nella mia vita.
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