Anche qui in
Brasile il 1° Maggio è la festa dei lavoratori.
E quale
occasione migliore per viaggiare approfittando del ponte??
Da Pesqueira
siamo partiti domenica mattina verso le 8 con destinazione Petrolandia, a circa
km 220 di distanza (3h30’ di macchina).
Là ci
avrebbe aspettato don Giovanni Malacrida, compagno di avventure di don Meo
molti anni fa proprio qui in Brasile e suo amico fin dalla gioventù vissuta in
Piemonte.
Durante una nostra pausa a metà viaggio
Don Giovanni, al nostro arrivo, non era presente ma ci ha spiegato dove poter trovare le chiavi e fino al suo
rientro alle 17 ci siamo riposati, dormendo chi sul letto e chi sul divano di
fronte la televisione (non c’era molto fresco ma sul divano si stava una meraviglia...).
E poi la
cosa più bella è che è immersa in un paesaggio stupendo, con montagne sullo
sfondo e un lago che domina tutto il territorio!!
Il lago è
uno dei tanti alimentato dal fiume São Francisco, immenso e che attraversa
cinque stati del Brasile, tutti nell'area est-nordest.
In realtà la
città che siamo andati a visitare, cioè Petrolandia, non è quella originaria.
Quella vera
è stata sommersa dalle acque e circa 26 anni fa questa nuova Petrolandia è
stata costruita a parecchi chilometri di distanza dalla prima.
Il clima è leggermente più caldo di Pesqueira, con al
compenso però molto più vento che si leva la sera (questo forse dovuto alla
vicinanza dell’acqua).
E così la
prima serata l’abbiamo trascorsa prendendoci un po’ di fresco e mangiando
tapioca in alcuni chioschetti della piazza.
Cos’è la
tapioca??
Bene, la
tapioca è una specie di crêpes fatta in padella con sola farina di manioca.
Cos’è la
manioca??
La manioca è
un tubero, simile alla patata ma molto più grande e di colore rosso
scuro/marrone, dal quale si ricava la farina o che si può cuocere
semplicemente in acqua bollita.
Si mette la farina
di manioca in una padella sul fuoco, le viene data una forma circolare e una volta
cotta, come un crêpes si riempie con ciò che si vuole (può essere sia salata
che dolce).
E come
dessert finale ci siamo presi l’açaì, che invece non mi è piaciuto molto...
È in
sostanza l’estratto dell’açaì stesso (che è un frutto) fatto a gelato e servito
in una ciotola con banane e noccioline varie.
Quello che
non mi è piaciuto è il sapore stesso dell’açaì, che non so ben
definire ma che ho capito di non gradire.
Il giorno
dopo invece è stato completamente relax e giro nei dintorni di Petrolandia.
La mattina è
cominciata presto con la volontà di andare a farci una passeggiata insieme a
don Meo, che quasi tutte le mattine per mantenersi in forma va a
farsi una camminata a passo svelto.
Il giorno prima
ci eravamo messi d’accordo di uscire alle 7 per andare tutti insieme, ma non
capendo il motivo, alle 6.45 don Meo era già fuori, lasciandoci a casa, ma non
permettendoci ovviamente di dormire, bensì facendoci comunque alzare perché
avevamo messo la sveglia tutti prima che lui uscisse...
E quindi ci
siamo ritrovati alle 7 che eravamo tutti svegli ma senza don Meo.
Vabbè, ogni
tanto bisogna saperlo interpretare, ma ciò non ci ha sconvolto più di tanto.
Siamo usciti
per i fatti nostri e abbiamo fatto una passeggiata lungo una riva del lago.
Erano le
7.30 del mattino ma non avete idea del caldo e del sole che batteva sopra le
nostre teste!
Tornati a
casa abbiamo fatto colazione e siamo usciti insieme a don Giovanni e ad
un seminarista che vive con lui alla volta dell’abitazione di don Antonio, pure
lui piemontese e amico di vecchia data dei due don, nostri accompagnatori.
Don Antonio
è veramente un personaggio, in senso positivo, e sa tanto su molte cose.
A pranzo
siamo stati suoi ospiti e già aver visto la casa in cui vive è tutto un
discorso.
Siamo saliti
qualche gradino e ci siam visti circondati da scimmiette, una marea che stava
tutta sull’albero di fronte l’entrata della casa.
Don Antonio
fa parte di una cooperativa che si occupa dell’allevamento di tilapia, un tipo
di pesce che a quanto pare non esiste in Italia.
Ne hanno
circa 2000 esemplari che accudiscono tutti i giorni e che è per loro fonte di
guadagno, nonché di vita.
Se aveste
potuto vedere con i vostri occhi quello che queste dodici persone sono riuscite
a creare vi mettereste paura.
| Un uccello che si mangia le lumache qui sotto... |
Dietro c’è
un lavoro di studio e aiuto per niente comune e il risultato è a dir poco
sconvolgente.
Parlando con
don Antonio ho scoperto che all’inizio di questa sua esperienza, lui di tilapie
non sapeva assolutamente nulla.
Ha dovuto
documentarsi e sperimentare varie tecniche per vedere quale fosse la migliore per la
zona in cui vive.
Adesso è lui
che viene chiamato all'università per tenere alcuni incontri formativi, alla
faccia di ingegneri e laureati in materia.
Anche il
sistema della cooperativa è sorprendente e molto efficace.
Ognuno ogni
settimana svolge un ruolo differente e, a turno, tutti hanno in mano la
situazione, se vogliamo utilizzare questa espressione perché le scelte vengono
sempre prese in assemblea.
Adesso il
commercio di tilapia è molto proficuo e rende abbastanza: ogni chilo è venduto
a R$ 4,50, che se ordinato al ristorante può anche arrivare ai R$ 20.
Con la
produzione che hanno, tutti e dodici i componenti della cooperativa riescono a
guadagnare più del doppio di un salario minimo brasiliano, cioè a fine mese
arrivano a più di R$2200, che non è per niente poco considerando anche il fatto
che nella maggior parte dei casi anche il partner svolge un altro lavoro, per cui
altre entrate.
Il pranzo che don
Antonio aveva preparato era tutto a base di tilapia, ed è stato veramente squisito!
Nel
pomeriggio saremmo dovuti andati a fare un giro in barca al lago per poi farci
il bagno...ma i piani non sono andati come avevamo previsto.
Dopo aver mangiato,
Serena, Gian ed Elisa si sono addormentati sulle comode amache, mentre io ho
assistito alla discussione tra i tre don.
Hanno
parlato dei problemi che riscontrano nelle diverse realtà in cui vivono, di
energia alternativa e di possibili soluzioni per commercio e siccità.
| Costruzione di un canale per portare acqua in zone che ne sono prive |
Ho trovato
lo scambio di opinioni molto interessante e coinvolgente, sia perché mi ha
aperto gli occhi su tanti aspetti a me sconosciuti e sia perché a parlare sono
state tre persone che sul Brasile sanno molto.
Il giro in
barca è andato a farsi benedire, ma non il bagno, fatto alle 18 con il sole
ormai tramontato e senza una luce a poterci illuminare.
L’acqua , al
contrario dei miei compagni, non l’ho trovata particolarmente calda, ma per cinque
minuti non si poteva dire di no.
La sera
abbiamo cenato fuori, sempre tilapia ma stavolta alla griglia e abbiamo fatto
una passeggiata con don Meo.
| Il primo a dx è don Giovanni |
Il giorno
dopo siamo partiti verso le 7.30.
Il piano
prevedeva messa solenne alle 9 a Floresta, una città a circa 1h di strada da
Petrolandia, e poi rientro a Pesqueira.
Questa messa
è abbastanza famosa per la sua durata: come celebrazione termina dopo due ore
circa, ma poi ci sono i discorsi di tutti i sacerdoti e del vescovo che
prolungano il tutto per un’altra ora e mezza abbondante.
Durante la messa
di martedì inoltre si è dato l’addio a don Antonio, un sacerdote che è stato
trasferito e che nel corso della sua carriera sacerdotale ha costruito molto.
Pensavamo il
peggio ma fortunatamente alle 11 era tutto finito e ci siamo messi in viaggio per
tornare a casa.
Sono stati
tre giorni veramente belli, trascorsi senza pensare al lavoro da svolgere ogni
giorno ma godendoci solo il riposo e la bellezza del viaggiare per conoscere.
Con don Meo
sono stato benissimo e anche don Giovanni si è dimostrata una persona stupenda:
ci ha messo a disposizione fin dalla prima notte tutta la sua casa e ci ha
trattato più che da ospiti.
Sono
contento dell’esperienza che abbiamo vissuto.
L’esperienza
che il Servizio Civile dà a tanti giovani come me credo sia unica e se sto qua,
sicuramente è anche grazie a tutte quelle persone che si impegnano ogni giorno
affinché dei ragazzi possano avere l’opportunità di apprendere nuove culture e
conoscersi più in profondità.
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