giovedì 18 ottobre 2012

Petrolandia

Fine settembre ha dato inizio, almeno per me, ad un periodo pieno di uscite fuori Pesqueira.
Ad inaugurare questa fase è stata la cittadina di Petrolândia, in realtà già visitata a maggio insieme a don Meo.
Mentre la prima volta è stato un viaggio di puro piacere per approfittare del ponte del 1° maggio, in questa occasione siamo stati invitati dal parroco don Giovanni (ti ricordi Daniele? Anche lui piemontese amico di don Meo...) per partecipare alla festa del patrono di Petrolândia, che è São Francisco de Assis (don Giovanni è parroco dell’omonima chiesa).
I festeggiamenti sono cominciati il giorno 26 settembre, per concludersi nove giorni dopo, il 4 ottobre, festa per l’appunto di San Francesco di Assisi.
Io, Gian ed Elisa abbiamo trascorso il week-end del 29-30 settembre, in cui si sarebbero svolte più iniziative.
Il sabato abbiamo partecipato alla messa e conseguente processione dei pescatori dal fiume São Francisco alla parrocchia.
Prima della S. Messa, la statua di san Francesco è stata collocata su una barca, con noi dentro come passeggeri, ed è stata portata su un’isola distante circa 45 minuti dalla riva del fiume.
È stato scelto come approdo questa isola perché il suo proprietario la sta disboscando per fini commerciali, ovvero per rivendere il legno ricavato; e la popolazione locale è assolutamente contraria a questa deforestazione.
È stata una sorta di manifestazione di protesta nei confronti di questa operazione finanziaria.
Di ritorno dall’isola, siamo passati vicino alla vecchia chiesa dell’originaria Petrolândia (la prima, infatti, è stata sommersa dal fiume): noi sulla barca che potevamo toccare il tetto di questa chiesa che appariva a pelo dell’acqua.
Un po’ strano...
Tornati a riva, si è celebrata la S.Messa insieme a tutti i pescatori proprio ai margini del fiume e si è andati in processione fino alla parrocchia.
Il giorno dopo invece, abbiamo partecipato in mattinata ad una celebrazione svolta insieme ai vaqueiros (uomini a cavallo).
Pratica molto usata è infatti la vaquejada, ovvero la gara fra i vaqueiros per chi riesce prima ad afferrare con una corda le corna di un toro, rinchiuso in un’arena.
Un altro sport simile è invece il “mato” (che letteralmente significa “foresta”), in cui però i tori non sono rinchiusi ma sono lasciati liberi di correre per la foresta.
Siamo nel nordest del Brasile, in un contesto ancora campagnolo, per cui uomini a cavallo in piena città, asini che vagano insieme a galline e polli è del tutto normale, comprese queste pratiche.
Tutti gli anni questi vaqueiros si danno appuntamento in questo periodo per sfilare per le vie di Petrolândia e partecipare subito dopo alla celebrazione che don Giovanni celebra nella grande arena, teatro della vaquejada.
Semplicemente una macchina carica di casse acustiche...
Domenica, ammetto, è stato un po’ pesantuccio, l’attesa di queste centinaia di vaqueiros e l’interminabile offertorio, in cui venivano presentati all’altare vari attrezzi usati dai cavalieri, con ovviamente canti e spiegazioni di dovere.
Le sere invece abbiamo partecipato alla novena, celebrata ogni giorno da un prete diverso invitato da don Giovanni e avente come tema un frangente della vita di san Francesco o un suo famoso miracolo.
Ma non è stato solo celebrazioni e preghiere...
C’è stato anche il momento ludico della festa, con gruppi musicali, rappresentazioni teatrali, intrattenimenti e le immancabili bancarelle di vivande sempre presenti a fine serata.
Siamo stati bene, niente di così eccezionale come si poteva credere, ma un’ulteriore occasione per conoscere ancora di più questo Brasile dalle tradizioni così diverse dalle nostre...

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