giovedì 18 ottobre 2012

Sao Luis

Come preannunciato, non abbiamo fatto in tempo a sistemare i vestiti portati a Petrolândia che il week-end successivo abbiamo fatto un altro viaggio, sempre io, Gian e Elisa, stavolta solo ed esclusivamente per turismo.
La meta scelta è stata São Luis do Maranhão, capitale dello stato di Maranhão.
Forse non è famosa all’estero come potrebbe essere Salvador de Bahia, Fortaleza e altre grandi città brasiliane, ma vi assicuro che ne è valsa assolutamente la pena!
Siamo venuti a conoscenza di questa città a maggio, quando don Giovanni (sempre lui, quello di Petrolândia...) ci ha mostrato le foto della sua vacanza offerta dalla sorella proprio in São Luis, più precisamente nei lençois maranhenses, luoghi incantevoli che ci hanno da subito colpito.
Ma andiamo con ordine...
Nuvole dall'alto...
São Luis si trova a Km 1600 da Recife, unica città del Pernambuco in cui è presente un aeroporto.
Metà avventura di questa vacanza posso dire è stato, anzi sono stati i viaggi per arrivare a destinazione.
In quattro giorni abbiamo volato ben 5 volte, facendo in tutto tre scali.
Da Recife non c’è un volo diretto per São Luis, per cui all’andata siamo dovuti scendere a Belèm e al ritorno a Fortaleza.
Ma è stato il primo viaggio ad essere il più lungo (a causa di un ritardo di quasi due ore...) e diverso fra tutti quelli che in questi giorni abbiamo fatto.
Non ci era mai capitato prima di prendere l’aereo come se fosse un pullman; mi spiego meglio...
Ho detto che il primo scalo l’abbiamo fatto a Belém, ma giunti a Fortaleza l’aereo è atterrato, ha fatto scendere alcuni passeggeri e ne ha fatti salire altri, per poi ridecollare e giungere a Belém.
In sostanza la meta finale è stata realmente Belém, ma a Fortaleza è come se ci fosse stata una fermata; noi non dovevamo scendere per cui siamo rimasti seduti in attesa della ripartenza.
Cosa abbastanza strana, ma successivamente abbiamo scoperto che questa tecnica è molto usata per tantissimi altri voli domestici.
La nostra vacanza invece si è suddivisa in tre giorni: il primo in giro per São Luis città, il secondo per i lençois maranhenses e il terzo per una traversata del Rio Preguiças (letteralmente “fiume pigrizia, pigro”) con approdo finale in spiaggia.
Ci sarebbero tante cose da raccontare, ma penso che alcune foto possano parlare da sé...
São Luis si è dimostrata 
a tutti gli effetti una vera e propria città, con il suo milione e poco più di abitanti e le strutture decisamente diverse da quelle pesquerensi.
Sono ancora fortemente visibili i segni lasciati dalla colonizzazione portoghese, rintracciabili anche nei più piccoli e comuni dettagli che si incontrano per le strade.
Elisa ha vissuto per quasi un anno a Lisbona ed è rimasta stupefatta da alcuni squarci della città perfettamente uguali a quelli riscontrati in Portogallo.
São Luis è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, ma siamo rimasti un po’ delusi nel vedere lo stato di conservazione dei vari monumenti e palazzi storici.
Prima di partire abbiamo studiato un po’ la mappa della città per essere in grado di raggiungere tutti i posti consigliati dalle varie guide.
Uno di questi è stata “a antiga moradia” (l’antica casa): un edificio risalente all’epoca della colonizzazione con affreschi, mobili e sculture originali.
Per puro caso mentre stavamo passando di fronte questa casa, è uscita dal portone la padrona, con un sacco della spazzatura da dover lasciare più in là sul marciapiede.
Le abbiamo chiesto se si poteva entrare, se l’alloggio era ancora abitato e cosa si dovesse fare per poterlo visitare.
Lei, con un grande sorriso, ci ha aperto le porte della propria casa e ci ha mostrato tutte le sale.
Le "pigne" simbolo di forza e nobiltà
È stata una vera fortuna imbatterci nella donna, perché altrimenti non sapevamo né come entrare né a chi chiedere, essendo il portone privo di campanello.
La signora, sui 50 anni più o meno, ci ha raccontato la storia dell’edificio.
Il marito è nipote di portoghesi che in origine vivevano là, e quando il governo è entrato in possesso dell’abitazione, lo Stato ha deciso di devolverla all’uomo perché la rimettesse a nuovo.
Antica prigione degli schiavi posta al di  sotto della casa
Il solo problema è che il governo non ha sganciato neanche un centesimo per questo progetto, per cui spetta ai due coniugi rimboccarsi le maniche e cercare di non far crollare questo stupendo immobile.
Qui alcuni scorci:
E vi assicuro che è davvero una grande tristezza sapere che sono solo due persone a preoccuparsi del suo stato, quando invece dovrebbe essere completamente restaurato e convertito a museo.
Questo un po’ per dire quanto il governo si impensierisce a mantenere le bellezze che la storia gli ha lasciato...
Un’altra tipica caratteristica di São Luis sono le “azulejos” (molto simili alla “maiolica”), stupende e di tutte le fantasie e colori.
Tantissime facciate di case completamente rivestite di queste piastrelle, e ammetto che in tutti i casi l’effetto estetico è molto suggestivo!
E poi tante altre caratteristiche storiche e non di questa città...
Il secondo giorno invece è cominciato il divertimento e l’immersione nella natura.
Siamo partiti da São Luis per dirigerci in pullman fino a Barreirinhas, una zona distante dalla città circa tre ore e mezza di macchina.
Arrivati, posate le valigie, pranzato e pronti per l’avventura nei tanto famosi e attesi lençois maranhenses.
Questi non sono altro che immense distese di sabbia finissima e bianchissima intervallate qua e là da lagoas (laghi) di acqua dolce.
Questo è lo scenario:
  
(solo queste due immagini qui sopra sono prese da internet)

purtroppo per noi però quasi tutte le lagoas erano secche a causa del periodo scelto per fare questo viaggio; ne abbiamo incontrata solo una, denominata “lagoa grande”, proprio perché malgrado i periodi di siccità e mancanza di pioggia è una delle pochissime che contiene un po’ di acqua.
Davvero uno spettacolo fuori dall’immaginazione, con queste dune da scalare e scendere che sembravano non finire mai!!
Anche il trasporto per arrivare fino a questi lençois è stato un po’ fuori dal comune, su una di queste jeep tipo safari in Africa dove ad ogni sobbalzo si rischia di essere scaraventati per terra e con cui non si ha la minima paura ad attraversare corsi d’acqua, cammini scoscesi e alberi con rami protuberanti.
Una persona che ci ha molto colpito in questa gita è stata la guida, Daniel, un ragazzo di 16 anni che ha cominciato a svolgere questo mestiere fin da piccolo, accompagnando nelle varie escursioni il fratello maggiore, anche lui guida.
Ciò che ci ha maggiormente sorpreso è stato vedere con che facilità e destrezza questo ragazzo si sapeva orientare in mezzo alle dune, distese di sabbie nelle quali però lui era in grado di crearsi dei punti di riferimento, per noi ovviamente irriconoscibili, grazie ai quali sapeva perfettamente orientarsi.
E così ci ha mostrato tutte le lagoas secche che abbiamo incontrato sul nostro cammino, dicendoci il loro nome e di quanti metri si erano spostate con il tempo.
Sono rimasto veramente stupito nel vedere questo giovane così preparato e in grado di orientarsi in condizioni per me inimmaginabili!!
E infine il terzo e ultimo giorno, passato metà sopra una lancha (barca a motore) e l’altra metà in spiaggia e dintorni, girando a nostro piacimento.
Bella, senza dubbio anche quest’ultima giornata, con la barca che sfrecciava su questo fiume e riusciva a penetrare le folte piante presenti a riva che per la grandezza arrivavamo ad invadere il corso d’acqua.
Abbiamo avuto solo due fermate: una per vedere il faro, anticamente utilizzato dai portoghesi; l’altra per vedere un’altra parte dei lençois ed essere assaltati...
Proprio così assaltati; più che altro è stato Gian il malcapitato caduto nelle mani, anzi nelle zampe, delle furbette scimmie in attesa di turisti per appropriarsi indebitamente delle loro vivande.
Avevamo nello zaino una mela ed una banana; Gian prende il sacchetto di plastica e non fa in tempo a mettere dentro la mano che una scimmietta si aggrappa alla sua maglia, gli sale sulla spalla e si prende la banana che Gian aveva in mano.
Io ed Elisa ci siamo divertiti a vedere la scena, ma Gian non lo so, senza dire nulla e immobile non sapendo che movimenti poter fare con questa scimmietta appollaiata sulla sua spalla.
E ovviamente tutto il branco, al vedere il cibo venuto fuori dallo zaino, ha accerchiato Gian, nella speranza di poter ricevere qualcos’altro.
La borsa era rimasta aperta e vi era dentro la busta di plastica con dentro ancora la mela.
Potete ben immaginare come una scimmietta senza molti timori si è avvicinata allo zaino, ha allungato la manina e ha afferrato la plastica, con dentro il bottino tanto desiderato.
Salita sull’albero, l’abbiamo osservata mentre spaccava il frutto contro la corteccia della pianta.
Scene comiche di normale quotidianità (per lo meno là a Barreirinhas...).
E il volo, cioè volevo dire i voli, di rientro a Pesqueira la notte successiva.
Il ritorno mi ha stancato un po’, avendo avuto la prima partenza alle 3 di notte e non facendo in tempo neanche ad addormentarmi che già dovevamo scendere, aspettare il volo successivo e ricominciare da capo...
Questa è stata realmente una bella esperienza: abbiamo conosciuto posti incredibili e scoperto una natura ancora (forse per poco) incontaminata.
Il Brasile ha davvero tantissime potenzialità e luoghi meravigliosi da scoprire, ma purtroppo come in Italia le bellezze che si posseggono non si valorizzano e si va in cerca di qualcosa che forse è anche al di sotto di quello che ci circonda, ma che per il semplice fatto di stare in un altro Paese attraggono di più...

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