martedì 20 marzo 2012

Buique

Il 1° marzo ho fatto invece con Elisa la prima esperienza con il CEDAPP.
Siamo andati nella comunità di Cafundò, vicino la città di Guaique.
È stata un’esperienza unica e molto costruttiva.
Questa comunità, come altre che ci hanno nominato i nostri accompagnatori Nipson e Jazeira, si trova qualche chilometro distante dalla città ma l’impressione che ho avuto trovandomi in questa comunità è di essere in un posto sperduto nel mezzo del Brasile, senza assolutamente nulla.
Se per pura sfortuna ti prendi un malanno per cui hai bisogno di un dottore puoi cominciare a pregare o a scavarti una fossa (dipende dalla gravità de problema o da quanto si è ottimisti...), perché stai certo che in quel posto non verrà mai nessuno.
Lo scopo del nostro viaggio è stato quello di iniziare a tracciare il percorso per poter costruire delle cisterne in grado di contenere l 16.000 d'acqua e di soddisfare i bisogni di ogni famiglia per circa 8 mesi.
Uno dei compiti del CEDAPP è proprio questo: aiutare le comunità rurali a creare le basi per un sostentamento autonomo.
Senza queste cisterne, l’acqua che al momento la popolazione locale consuma per tutti gli usi consueti (per bere, per cucinare, per lavare i vestiti)  è quella che esce dai rubinetti (quando ci sono) oppure è quella che, nelle fosse scavate nella terra vicino la propria abitazione, ristagna subito dopo la pioggia.
Vedete questa signora in basso con in mano il bicchiere d’acqua?
Ecco, quando siamo arrivati nella sua abitazione Nipson, conoscendo la situazione in cui la famiglia si trova, ha chiesto gentilmente alla padrona di casa di poter andare a versare in un bicchiere l’acqua che esce dal rubinetto.
Quest’acqua è la stessa che lei e tutta la sua famiglia (4 o 5 bambini) beve ogni giorno.
Ci siamo chiesti con Elisa come facciano ad essere in vita tutti quanti.
Con quell’acqua non so in Italia cosa ci si potrebbe fare, forse non si darebbe neanche alle piante, e qui invece è la normalità.
Mi ha fatto impressione sia osservare con i miei occhi come milioni di persone sparse in giro nel mondo vivono, e sia vedere come la donna presentasse la sua situazione con estrema tranquillità e serenità, senza dare segni di rabbia, per le condizioni in cui è costretta a vivere, o di rassegnazione.
Nel concreto abbiamo avuto come prima tappa l’abitazione di Cazusa che già ci aspettava e con cui abbiamo preso un piccolo spuntino da lui offerto.
Il tragitto devo dire è stato un po’ movimentato, su una di quelle Jeep stile americano.
Avete presente i percorsi che fanno fare ai fuoristrada come test per vedere se vanno bene per i terreni accidentati?
Ecco, diciamo che da quando abbiamo lasciato la strada asfaltata, per una buona mezz’ora e  fino alle varie case, il tragitto è stato questo.


Prima.....
....dopo
Sarà una caratteristica comune incontrare strade poco praticabili, tanto meglio quindi se già ci siamo fatti un’idea di cosa voglia dire starci sopra...
Dopo un po’ di tempo io ed Elisa abbiamo capito perché il primo che abbiamo “preso” con noi è stato proprio Cazusa.
Nipson e Jazeira non conoscevano nessuna delle famiglie che abbiamo visitato, ma è stato grazie alla sua presenza che siamo stati sempre accolti a braccia aperte e con il sorriso.
Lui in sostanza ha fatto da garante tra noi e le famiglie affinché queste capissero che eravamo là per aiutarli.
Con uno strumento super tecnologico, che scherzosamente abbiamo definito digitale per il  metodo di utilizzo, si traccia nel terreno vicino l’abitazione un cerchio dal diametro di m 4,40.
In seguito si scava per una profondità di circa m 1,20; poi si va avanti nella costruzione della cisterna, che in 5 gg è pronta per la raccolta dell’acqua piovana.
La struttura bianca a sx è la cisterna
finita e funzionante
Nipson e Jazeira sono veramente due personaggi!
Con lui non puoi fare neanche per un minuto un discorso serio, ha sempre la battuta pronta ed è molto accogliente.
Jazeira invece è quella che compensa con un po’ di serietà, ma anche lei ha il senso dell’umorismo ed è sempre sorridente.
Sono due belle persone, anche se logicamente ho trascorso con loro una sola mattinata, ma fin dall’inizio si sono dimostrati disposti a spiegarci tutto quello che ci incuriosiva.
Da sx: Cazusa, Jazeira e Nipson
Abbiamo girato parecchio, conoscendo tante situazioni simili ma comunque diverse l’una dalle altre.
Un elemento sicuramente comune è il fatto che nelle famiglie ci siano veramente tanti bambini, anche 9 o 10, con ragazze che già a 16-17 anni possono essere madri di uno o più figli.
Le condizioni nelle quali vive la maggior parte sono abbastanza pietose: c’è l’essenziale, o forse anche meno, con case fatte a volte con fango e paglia, con tetti che non sempre svolgono la funzione che dovrebbero, con bagni che di certo non sono da Hotel da cinque stelle....
Si vive dei prodotti della terra e di allevamento degli animali più comuni: mucche (vacas), galline (galinhas), maiali (porcos), capre (velhas).
La vita che queste comunità svolgono può essere forse paragonata alla vita di campagna che i nostri avi hanno vissuto circa 80-90 anni fa, o forse anche a quella dei nostri giorni in qualche paesino sperduto d’Italia, ma vedere adesso, nel 2012, come sia realmente presente e diffusa la povertà è certamente triste.
Durante il percorso per arrivare nelle varie abitazioni, spesso ci siamo imbattuti in gruppi di ragazzi, ben vestiti e con i libri sotto braccio.
Anche ai giovani di queste comunità spetta il dovere di andare a scuola, ma la differenza tra “noi” e ”loro” è che noi abbiamo l’autobus, la metro, la macchina....
Loro devono farsi anche un paio d’ore di cammino tutti i giorni per arrivare a lezione.
Quando siamo andati noi, penso sia stata una tra le giornate più calde che abbiamo avvertito, e camminare alle 13 sotto il sole con pantaloni lunghi e maglietta non è per niente rilassante...
Queste persone fanno questa vita tutti i giorni, senza mai avere un attimo di riposo o uno svago; si deve pensare a mandare avanti la propria famiglia e non esiste neanche lontanamente il pensiero di non fare questo o quello perché si è stanchi o troppo giovani.
Tutti hanno un ruolo in base alla propria esperienza e alle proprie possibilità, anche i più piccoli, e se non fai quello che ti spetta le conseguenze le avrai tu in prima persona e coloro che vivono sotto il tuo stesso tetto.
Aver visto queste situazioni fa nascere nella mia testa tanti pensieri, sulle comodità che ho, su quanto sia grande e variegato il mondo, su quanti ancora sembra stiano vivendo per certi aspetti nel medioevo.
È assurda la vita che fanno, ma alla fine loro che colpa hanno?
Così come io non ho scelto di nascere in Italia, di avere una famiglia alle spalle che mi segue e mi vuole bene, così anche queste persone non hanno scelto questa vita.
Ma questa non è e non può essere una giustificazione.
Crescere e cambiare è possibile: penso serva solo un po’ di forza di volontà e altruismo, perché a Buique ci sarei potuto nascere io, mi è andata solo bene....

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