Sono, devo dire, tutte abbastanza piene, con tante attività sia al mattino che nel pomeriggio.
Ogni volta che torno a casa verso le 16.30 (l’ASEVI e il PODE infatti a quest’ora chiudono i battenti...) mi metto in testa di dover fare tante cose: leggere, aggiornare il blog, studiare un po’ di più il portoghese.
Ma poi escono fuori altri diecimila impegni: fare la spesa, lavare i vestiti (non abbiamo in casa una lavatrice e a quanto pare qui non esistono le lavanderie, quindi bisogna rimboccarsi le maniche e tornare un po’ indietro nel tempo, lavando a mano in una tinozza), sistemare la casa....e arrivo dopo cena rendendomi conto che, in realtà, di tutto quello che mi ero prefissato al mattino non sono stato capace di fare molto.
La giornata tipo quando vado al PODE inizia per me alle 6.40, per uscire da casa per le 7.30, e rientro a fine servizio alle 16.30 circa.
All’ASEVI più o meno è la stessa cosa: solo la mattina bisogna essere presenti intorno alle 7:15, con la preghiera come momento iniziale.
In entrambe le strutture pranziamo insieme agli educatori, subito dopo i ragazzi, e abbiamo la possibilità di tornare a casa durante la pausa che c’è dalle 12 alle 13, ora in cui riprendono le attività.
I ritmi sono decisamente diversi rispetto ai nostri, ma in questo periodo iniziale devo dire che non sto trovando particolare difficoltà ad abituarmi.
Un ulteriore problema che invece sto riscontrando è a volte la stanchezza.
Il fatto di andare a letto a volte anche alle 23 o a mezzanotte (proprio per cercare a fine giornata di concludere qualcosa di quello che mi ero prefissato), il caldo, il riprendere servizio subito dopo aver finito di mangiare e l’essere sempre in movimento in orari già di per sé particolarmente sonnolenti (13.30 - 14....) sono tutti fattori che alla fine influiscono negativamente nello svolgimento delle attività.
Sicuramente un aspetto nel quale ancora devo migliorare è, come dicevo prima, la gestione più ottimale del tempo, ma spero che questo possa venire piano piano, con il susseguirsi dei giorni.
Il primo giorno al PODE per tutti noi è stato il lunedì successivo al nostro arrivo, il 27.
Personalmente a primo impatto non mi sono trovato molto a mio agio.
Ci sono ragazzi con molte disabilità fisiche, mentali o entrambe e ammetto che stare a diretto contatto con chi ha queste problematiche non è stato facile.
La lingua e la mancanza di professionalità, che soprattutto nel campo dell’assistenza medica o pedagogica penso sia indispensabile, hanno senz’altro peggiorato le cose.
Ma è stato il primo giorno e certo non mi potevo aspettare di conoscere già i bambini o sapere quello che potevo o non potevo fare.
Adesso, dopo 10 gg, vedo che le cose sono cambiate positivamente e mi sto orientando meglio, sia nel rapporto con le educatrici che nella conoscenza maggiore delle attività che più si possono avvicinare al mio modo di essere ed operare.
La prima sala che ho conosciuto è quella di arte-terapia gestita da Ana.
Lei si occupa dei ragazzi più grandi che la struttura stessa ospita e svolge con loro attività ludico-educative.
Il gioco è senz’altro l’elemento che non manca mai, ma ci sono anche la pittura, alcuni lavoretti con la carta, con le perline.
In questa sala ci sono andato altre volte nel corso di queste due settimane, ma non credo sia quella che faccia per me.
Con Ana non c'è un programma particolare da seguire con ciascuno dei ragazzi, ma la giornata passa giocando con loro quasi sempre con gli stessi giochi senza a volte parlare più di tanto, sia perché alcuni dei bambini non hanno la facoltà fisica di poter parlare e sia perché alcuni all’inizio sono un po’ più diffidenti nell’instaurare un rapporto con te, nella fattispecie con me, che in effetti sono venuto così di punto in bianco senza sapere nulla di loro e magari con la pretesa di essere accolto senza molti problemi.
Sicuramente più sono i giorni che posso stare con questi ragazzi e più da parte loro ci può essere una maggiore apertura, ma questo necessita senz’altro di tempo e pazienza.
Il pomeriggio della stessa giornata invece sono stato in un’altra sala, quella di “Sensório Motor” gestita da Maria Helena e Leilà.
| A sx la sala di Ana di "Arte terapia" e a dx quella di M.Helena e Leilà di "Sensibilità motoria" |
Quando l'ho visitata per la prima volta c’era Maria Eléna con una sola bimba di 4 anni.
L'handicap della piccola è quello di avere le gambe e le braccia “molli” (è affetta cioè da ipotonia muscolare), che non le permettono di stare in piedi senza un sostegno.
Questa bimba per tutto il corso dell’assistenza non ha detto una parola, ma le piace molto la musica, che ci ha accompagnato per gran parte del pomeriggio.
In questa sala, al contrario di quello che invece ho visto con Ana, Maria Helena varia continue attività come terapia per la mobilità e la sensibilità.
Ad un certo punto della “seduta” Maria Helena mi ha lasciato da solo con la bambina perché doveva prendere del materiale per un gioco, e una volta tornata ho capito quello di cui necessitava.
Era andata a prendere alcuni sassi, della terra e vari tipi di spazzole, alcune dure e alcune soffici.
Lo scopo dell’attività era stimolare la sensibilità della bambina.
Sorreggendola l’ha fatta camminare sui sassi e sulla terra, le ha passato le varie spazzole sulla pianta dei piedi, sulle braccia, sulle cosce; e questo ripetutamente per un po’ di tempo.
Osservare questo tipo di terapia mi ha molto colpito; di per sé con degli oggetti comuni Maria Eléna ha creato una terapia per la bambina, e la cura trovata per quanto possa essere semplice e apparentemente inutile aiuta notevolmente a percepire la consistenza e la presenza dei vari oggetti che ci circondano.
Poi ad un certo punto la bimba si è addormentata e ho potuto parlare un po’ di più con Maria Helena.
Questa è stata la prima volta che la vedevo ma si è dimostrata di una gentilezza e accoglienza incredibili.
È secondo me una persona stupenda, sempre sorridente e per quanto possa averla vista per poco tempo ho percepito un amore e una gioia in quello che faceva (anche se era presente “solo” una bimba) per me meravigliosi.
Ha un modo di approcciarsi ai bambini che è difficile da poter descrivere al meglio, ma riflettendoci mi viene da pensare che lei è veramente fatta per questo tipo di lavoro.
A pensarci, alzarsi ogni giorno per assistere mattina e pomeriggio bimbi affetti da vari tipi di disabilità non è da tutti e se non hai anche in questo una vocazione non credo che io personalmente potrei resistere più di qualche giorno; ma lei è invece l’unica insieme ad un’altra educatrice ad essere al PODE sin dalla data della sua fondazione, ormai già sette anni.
E questo non potrebbe accadere se non avesse un amore gratuito e incondizionato per questi bimbi.
Sono contento che tu abbia trovato una buona accoglienza e brave persone insieme alle quali lavorare. Secondo me è molto importante. Potrai affrontare, così, al meglio un'avventura che hai fortemente desiderato, ma che non è esente da mille difficoltà. Ti saluto sempre con tanto affetto. Marco
RispondiEliminaVincenzo!!! hai fatto benissimo a creare il blog! è il modo migliore per comunicare...come sta andando la tua avventura brasiliana? qui a Roma comincia ad arrivare il primo caldo! ma credo che non sia nulla in confronto a dove siete voi!! :-D un abbraccio forte dacci tue notizie appena hai tempo!
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