mercoledì 21 marzo 2012

Riacho do Meio

Martedì con Elisa sono di nuovo andato con Nipson, Jazeira e Aldo, un altro responsabile del CEDAPP, in un’altra comunità, quella di Riacho do Meio (vicino la città di Jataùba).
L’attività che però abbiamo svolto è risultata differente rispetto alla prima volta.
Cisterna ormai finita e funzionante
Ieri si è trattato di incontrare le famiglie per fare alcune domande sul loro stato di vita:quante persone vivono sotto lo stesso tetto, dove si è nati, che lavoro si svolge, com’è la qualità della terra che coltivano, se si ha disponibilità  di acqua, ecc....


Rispetto alla comunità di Cafundò abbiamo notato alcune differenze, non molto sostanziali ma comunque evidenti se si fa il paragone.



Le abitazioni che abbiamo visitato erano molto più vicine tra loro, quasi a formare un “centro” abitato. 
L’idea di essere immersi nel nulla si è fatta sentire per me di meno; anche la qualità della vita ci è sembrata leggermente migliore, anche per il motivo che, per quanto possano essere sfruttate, molte famiglie lavorano in officine che producono pantaloni.
La paga è in base alla quantità che si riesce a produrre, ed è costituita da 0,80 R (reais, cioè € 0,35 circa) a pezzo (pantaloni che poi sul mercato possono raggiungere anche il costo unitario di 120 R, € 55)
Si può lavorare anche 10-14 ore al giorno e non sono poche le persone molto giovani che abbiamo visto lavorare alle macchine da cucire.
Nonostante questa condizione che è senza dubbio uno sfruttamento, la rendita che le famiglie riescono ad avere grazie a questo lavoro è una rendita che le famiglie della comunità di Cafundò non hanno; e ciò è abbastanza percepibile anche nelle strutture che siamo andati a vedere.
In alcune case abbiamo inoltre visto come procedevano i lavori per la costruzione delle cisterne e devo dire che in alcune situazioni non è stato bello vedere come alle 13 alcuni ragazzi erano intenti nello spaccare enormi massi di pietra con martello e scalpello.
Purtroppo le escavatrici costano troppo e non ci sarebbe neanche la manutenzione, perciò tutto è come nei vecchi tempi...
Ho conosciuto Aldo e si è dimostrato una persona molto simpatica, un po’ più seria e tranquilla, ma sempre disposta a spiegarci le “stranezze” e curiosità che vediamo e abbiamo.
Queste sono alcune colture tipiche di questa regione e del Brasile più in generale:


Ci sono  le banane che vengono prodotte dalla pianta una sola volta l'anno; poi la palma viene tagliata e bisogna aspettare l'anno successivo.
Questo casco ne contiene  una cinquantina, ma ci hanno riferito che a volte capita di averne anche 200, che un solo uomo neanche riesce a portare.















C'è il mamão, di cui una varietà è la papaya (per essere maturi devono essere colore giallo ocra)
















C'è la maracujà, che è il frutto della passione...









...e la melancia, che è la nostra anguria.









Vedete questo strumento?
E' quello che si utilizza per segnare la circonferenza della cisterna: il punteruolo nero si conficca nel terreno e con quello bianco si traccia il cerchio.

Siamo nel mezzo della zona arida del Brasile, ma abbiamo notato che, dall'alto della montagna, su di noi vigila l'occhio attento di un delfino...

4 commenti:

  1. se l'ignoranza è così grande non ci posso fare nulla...
    senza accento si legge maracùja, perchè in automatico l'inflessione cade sulla penultima sillaba.
    siccome l'accento è sull'ultima sillaba, il segno grafico non si può omettere....

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  2. Scusa, Alendri come insegnante...
    (Notare che sto leggendo tutto il blog!!!)

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  3. Alendri?! vabbé...
    Bravo! adesso che so che lo leggi posso cominciare a dire qualcosa che forse ti può interessare....

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