La seconda domenica di agosto si celebra qui in Brasile la festa del
papà; e all’ASEVI per la serata successiva abbiamo preparato una cena da
trascorrere con tutti i papà dei bimbi/ragazzi della creche.
L’invito era per tutti i genitori, sia per quelli che hanno i figli che
vengono al mattino sia per quelli del pomeriggio.
È stata una serata un po’ particolare, a causa di aspetti contrastanti
che mi hanno fatto riflettere.
La serata è cominciata alle 18 per tutti gli invitati, ma noi
organizzatori già dopo pranzo eravamo là a sistemare il tutto.
Verso le 17.30 Daniele, una delle cuoche, mi chiede se la potevo accompagnare
a prendere degli attrezzi da cucina nell’ASEVI del pomeriggio, poiché la festa
si è organizzata nella struttura del mattino, più grande e meglio organizzata.
Quello che ho percepito parlandoci è che per lei è solo uno spreco di
fatica, soldi e tempo per un qualcosa che non dà la minima soddisfazione.
Questo il riassunto dei suoi pensieri.
Daniele sicuramente non è famosa per la sua gentilezza o garbo, e
bisogna inoltre dire che tutto ciò viene detto da una donna che è stata
lasciata dal marito e che è costretta ad educare un figlio da sola.
Inoltre conosce la condizione della donna brasiliana molto meglio di me,
per cui non mi sento di condannare il suo discorso anche se su alcuni punti non
mi trova perfettamente d’accordo.
La situazione alla quale poi ho assistito è stata realmente quella
preannunciata dalla cuoca: cinque papà e alcune mamme venute poiché in casa non
è presente alcuna figura maschile.
È stato triste, su questo non c’è dubbio...
Ottanta ragazzi e solo 5 papà!!
Questa immagine la dice lunga sulla figura maschile nella famiglia.
Sono veramente tanti i bambini che non hanno conosciuto il proprio
padre, o perché morto o perché fuggito da casa.
E quei pochi che l’hanno, non sempre possono dire di avere un papà che
si prende cura di loro.
È veramente brutto sentire da Daniele: “i papà non si meritano una
festa!” ma i dati di fatto testimoniano purtroppo questo: nella maggior parte
dei casi la figura paterna è una figura evanescente, quasi inesistente.
Non è facile rispondere.
La cosa giusta da fare probabilmente è andare avanti e cercare in tutti
i modi possibili e immaginabili di coinvolgere i papà e farli sentire realmente
una figura fondamentale nella crescita del proprio figlio.
Non bisognerebbe demordere e credo sia necessaria tanta pazienza e tanto
ottimismo, perché se ci si ferma ai risultati iniziali l’unica cosa che
verrebbe da fare è gettare la spugna e lasciar perdere tutto.
Questo mi fa capire ancora di più quanto sono stato fortunato nell’avere
una famiglia che mi sta accanto e sulla quale posso sempre contare.
Nella formazione di un bambino l’affetto non deve mai mancare,
soprattutto da parte dei genitori; e spero che anche io nel mio piccolo durante
il pomeriggio riesca a far sentire i bimbi che incontro amati e accolti come
dovrebbero sentirsi anche a casa...
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