Una fra queste è pronunciare la frase: “se Deus quiser...”
Come traduzione è molto semplice: “se Dio vuole”, ma ciò che fa
riflettere è l’utilizzo costante e permanente di questo augurio alla fine di
ogni discorso.
Se mi vedo con un’educatrice e le dico: “allora ci vediamo oggi
pomeriggio?”, lei con molta naturalezza e spontaneità risponde: “certo, se Dio
lo vorrà”.
Sì. Sono d’accordo sul fatto che non sappiamo fra 10 minuti cosa potrà
mai accaderci, ma dal non avere la certezza del nostro futuro a dire per ogni
piccola stupidaggine “se Dio lo vorrà” credo che ne passa di acqua sotto i
ponti.
È purtroppo un pensiero comune per quasi la totalità delle persone
credere che tutto dipenda da Dio, e non piuttosto dalla nostra voglia di fare o
non fare determinate azioni.
Ieri ho riflettuto su questo aspetto grazie ad una bambina che frequenta
la sala di M.Heléna.
Kaity ha 4 anni ed è sordomuta.
È incredibilmente difficile comunicare con lei perché le parlo e la
chiamo come farei con qualunque altro bambino, ma l’unica differenza è che lei
non dà risposta; e in quel momento penso: “certo che non mi risponde, non mi
sente!”.
Quello che mi ha lasciato un po’ perplesso è ciò che mi ha detto
M.Heléna riguardo il deficit della piccola: con un’operazione alle orecchie ci
sono altissime probabilità che Kaity riesca a sentire, o perlomeno a percepire
qualche suono con l’aiuto di un apparecchio acustico.
L’operazione non viene fatta perché i nonni materni non lasciano
l’autorizzazione.
A suo dire (e anche a mio) i nonni hanno un modo di pensare un po’
all’antica: Dio ha voluto che Kaity nascesse sordomuta perciò non bisogna fare
altro che accettare la Sua volontà.
Abbastanza stupido come pensiero a mio parere.
Ho parlato un po’ con la mamma di questa bimba e facendo finta che non
conoscessi la storia della figlia, le ho chiesto qual era il problema della
piccola, se poteva migliorare, quali erano le sue paure.
Sinceramente dalle risposte che mi dava, ciò che ho percepito è che non
si convince ad eseguire l’operazione perché ha timore che qualcosa possa andare
storto.
È sempre un intervento a cranio aperto e per il resto dei suoi giorni
Kaity dovrebbe avere uno stile di vita un po’ più tranquillo, evitando
movimenti bruschi e soprattutto le cadute, perché il microcip che verrebbe
inserito all’interno delle due orecchie potrebbe muoversi e provocare ulteriori
danni, costringendola ad un’altra operazione.
Se i motivi sono realmente questi non sono nelle condizioni di dire
assolutamente nulla, e solo i genitori sanno che grande responsabilità hanno
nei confronti della salute di Kaity; ma la storia raccontata da M.Heléna non
credo sia inventata e non stento a crederci.
“Se Deus quiser”, “graças a Deus”, “fique com Deus” (stai con Dio, Dio
ti accompagni), “Deus te abençoe” (Dio ti benedica): tutto è direttamente
collegato alla volontà divina.
“Io non mi devo attivare in nessuna circostanza: questo è quello che è
capitato nella mia vita e non ho il potere di cambiare nulla”: questo il
pensiero di tanti brasiliani (tanti, non tutti...come in qualsiasi altro argomento).
Senz’altro è vero che accadono alcuni avvenimenti lungo il nostro
cammino che non dipendono dal nostro volere e che apparentemente non hanno
alcun significato, ma lasciare tutto immobile e smettere di lottare credo sia
uno degli errori più grandi che si possano commettere.
Forse dire: “è Dio che lo ha voluto” semplifica tutto e ci si crea un
movente per rimanere con le mani in mano, molto più semplice senza dubbio
rispetto al cercare una soluzione che potrebbe costare fatica.
C’è una storia che ben rappresenta secondo me questa realtà brasiliana;
molti lo potrebbero considerare un racconto abbastanza stupido, e forse lo è,
ma tante volte è proprio attraverso banalità che si comprendono alcuni concetti.
C’era una volta un uomo, che stranamente chiamerò Daniele, che lavorava come
marinaio; era profondamente credente e sapeva che in qualunque situazione si
fosse trovato Dio lo avrebbe aiutato.
Una notte, mentre era a largo con il proprio peschereccio, incappò in una
tempesta che lo lasciò in balìa delle onde.
La nave, a causa del mare mosso, si distrusse e lui riuscì a salvarsi
grazie alla scialuppa di salvataggio, nient’altro che una misera zattera.
E così anche per la seconda, terza e quarta nave che si avvicinava alla
zattera.
Dopo molti giorni, Daniele, a causa della mancanza di cibo e acqua, morì
in balìa delle onde.
Arrivato in paradiso, incontrò Dio faccia a faccia e lo sfortunato
marinaio Gli chiese: “perché non sei venuto ad aiutarmi quando ero in
difficoltà?”.
E Dio gli rispose: “No Daniele. Io ho cercato di aiutarti: a tuo parere,
chi le ha mandate tutte quelle navi per salvarti? Sei stato tu stesso che non
ti sei voluto salvare!”.
Ecco, penso che nella vita di tutti i giorni si incontrano delle
difficoltà più o meno dolorose, ma spetta a noi muoverci e spronarci perché non
siano gli ostacoli stessi a bloccarci e impedire la realizzazione della nostra
felicità.
Nessun commento:
Posta un commento