lunedì 27 agosto 2012

Semana da pessoa com deficiência


Venerdì si è conclusa la settimana dedicata alla persona con deficiência.
Una settimana senz’altro impegnativa, ma credo fermamente ben riuscita e organizzata decisamente meglio di tanti altri eventi.
Ogni giorno si è svolta un’attività diversa dentro o fuori dal PODE e tutti i bambini erano invitati e non obbligati a partecipare.
Non voglio dilungarmi per il piacere anche di Daniele, per cui dirò brevemente quali sono state le varie iniziative svolte.
Lunedì: la mattinata è trascorsa nel Centro da Rosa, un’antica fabbrica di dolci che adesso è allestita a museo e al cui interno sono cresciuti tanti piccoli negozietti di artigianato, cucito e culinaria.
Qui si sono tenute delle oficine (laboratori) di arte, con gli educatori come insegnanti; e ad aver partecipato sono stati tutti i ragazzi del PODE del lunedì mattino insieme ai giovani di altre entità che si occupano sempre di disabilità.
In tutte le iniziative, infatti, erano presenti le più grandi associazioni che ospitano bambini con diversi tipi di deficiência.
Poco prima del pranzo (le 11...), sono arrivati i ragazzi dell’ASEVI che hanno rappresentato ancora una volta le musiche e il ballo che avevano preparato in occasione della settimana del folclore e della festa del papà.
Martedì: in questo giorno invece siamo usciti dal PODE per andare in un grande campo in erba distante qualche centinaio di metro dalla struttura.
Per tutta la mattinata si è giocato a calcio e ci siamo divisi in vari gruppi organizzando diversi giochi con la palla.



Mercoledì: il giorno più atteso, almeno da me...
Siamo andati a Caruarù, distante da Pesqueira circa 40/50 minuti di macchina, a vedere al cinema “L’era glaciale 4”.
Dal viaggio in pullman fino al rientro in città a inizio serata mi sono trovato davvero bene.


Al cinema c’è stata molta tranquillità e sentendo le educatrici è stata una vera sorpresa perché il buio e l’assistere ad un film per più di 40 minuti mette un po’ di agitazione, soprattutto per bimbi di piccola età e che hanno ulteriori problemi di concentrazione.



Giovedì: il giorno forse più tranquillo.
La mattina sono venuti dei gruppi di psicologhe che hanno intrattenuto con dei giochi tutti i bambini presenti nelle diverse sale.
Io il giovedì sto nella sala di Mauricélia, adesso gestita da un altro ragazzo pedagogo chiamato Júnior, e quella mattina era presente solo Luiz come bimbo.
Credo che quest’ultimo si sia divertito tanto nell’aver giocato con tre ragazze mai viste che hanno occupato tutto il tempo fino al pranzo organizzando giochi con i palloncini, con la creta e travestendosi da clown.












Luiz è un bambino abbastanza problematico perché graffia in continuazione e con la stessa mano lancia oggetti, se la morde o si dà forti colpi sulla testa.
Non parla, dice solo qualche parola qualche volta ma capisce bene e alle domande risponde abbassando o girando la testa, come per dire “sì” o “no”.
Ma con queste ragazze credo si sia trovato bene e anche noi siamo riusciti a percepire questo suo stato da alcuni reazioni che aveva.
Venerdì: la chiusura.
Questa volta io e Serena abbiamo partecipato solo al pomeriggio poiché la mattina siamo andati insieme agli educatori dell’ASEVI a fare le visite in casa dei ragazzi.
Dovete sapere che a Pesqueira non tutti sono sani di mente; e una di queste persone è un signore che un giorno ha deciso di costruire nel mezzo della città un castello quasi fiabesco.
È un tizio che non sapendo come spendere denaro e tempo impiega 3/4 della sua vita pensando a nuove attrazioni e nuovi mobili da inserire all’interno di questo castello.
Lui abita a pianterreno e quando siamo arrivati là ai nostri occhi si è aperta una visione assolutamente fuori dal comune: decine e decine di uomini sparsi per ogni canto a lavorare, scavare, dipingere, stuccare e sistemare.
Queste le immagini che si sono presentate ai nostri occhi:
Dentro nient’altro che impalcature e uomini a pieno lavoro, senza mobili né qualunque altra cosa.

Non c’è dubbio che le poche decorazioni e i lampadari appesi erano degni di foto, ma per il resto niente.

Sono salito fino alla punta più alta insieme a Serena e dalla cima si riesce a vedere tutta Pesqueira.
Esteticamente non c’è nulla da reclamare: è un castello stupendo e ricco di fantasie, ma se dentro ci fosse stato l’arredamento sarebbe stato tutta un’altra faccenda...
Finito il giro fiabesco, con i pullmini siamo andati fino al Cruzeiro de Nossa Senhora das graças dove abbiamo consumato la merenda pomeridiana.
E così finisce la settimana dedicata alla persona con disabilità.
A mio parere è stata realmente una bella settimana, nella quale credo tutti i ragazzi si sono sentiti per una volta “normali”.
Tutto quello che abbiamo fatto, senza l’ausilio dei familiari e di tutti noi educatori non sarebbe stato possibile e questo a dimostrazione del fatto che senza dubbio rendere felice una persona costa fatica, tempo, disposizione e molto altro, ma alla fine ne vale anche la pena.
Ci sono stati tanti piccoli avvenimenti che mi hanno fatto sorridere ma che mi hanno ricordato anche che non sempre bisogna dare tutto per scontato.
Di fronte l’entrata del cinema a Caruarù vi sono delle scale mobili.
Ho visto questa scena e sono morto dal ridere, ma poi ci ho riflettuto anche su.
Un gruppo di ragazzi voleva scendere al piano inferiore per ingannare il tempo e doveva prendere ovviamente le suddette scale.
Un ragazzo, che evidentemente non aveva mai visto prima di quel momento questa tecnologia, prima di capire come doveva mettere i piedi e quindi scendere è rimasto fermo parecchi secondi senza sapere che fare.
Ho ritenuta una scena divertente vedere questo ragazzo che osservava fisso il primo gradino delle scale che di secondo in secondo muta e noi che gli urlavamo: “vai Tiago, metti il piede avanti!”.
Poi, dopo un bel po’, ha preso coraggio e ha fatto un piccolo passo per noi ma uno immenso per lui...
Sono apparentemente stupidaggini ma mi fanno pensare sulla semplicità e ingenuità dei ragazzi disabili; magari persone anche di 35-40 anni che però ne dimostrano 10 per le loro paure e le loro incertezze.
Sono contento di quanti abbiano partecipato e spero che anche i ragazzi si siano sentiti veramente accolti e amati.

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