domenica 9 settembre 2012

Tutti in marcia, anche voi excluìdos!

Il 7 settembre si festeggia in Brasile la liberazione del Paese dalla dominazione portoghese.
È un giorno festivo per cui non si va a lavoro.
In occasione di questa data si organizzano qui a Pesqueira due eventi, distinti ma collegati.
Il primo è il “Grito dos excluìdos” (grido degli esclusi) e il secondo è “o desfile” (la sfilata, parata).
Il Brasile è rimasto sotto la corona portoghese fino al 7 settembre 1822, giorno in cui il figlio del re portoghese, il reggente in Brasile Pietro, proclamò l’indipendenza della colonia sud americana al grido: “indipendenza o morte!”.
Da questa data in poi questo Paese così enorme ha cominciato piano piano a camminare con i propri piedi...
L’iniziativa della marcia degli esclusi è nata esclusivamente per un fatto di ideologia.
Politicamente è vero che il 7 settembre segna la fine della sottomissione del Brasile al Portogallo, ma davvero con questa giornata si sono lasciate alle spalle tutte le concezioni e i pregiudizi che di fatto legavano questo Paese alla nazione europea?
Nel 1994 si è dato inizio a questa marcia perché la domanda che ci si poneva e ci si pone tuttora è: “siamo veramente indipendenti o ancora siamo schiavi della povertà, della ricchezza, dei pregiudizi, della violenza, dell’orgoglio??”.
Questa manifestazione è un grido per fa capire a tutta la popolazione che in realtà ancora devono essere fatti passi da gigante perché il Brasile (ma basta dire anche la semplice Pesqueira) sia libero.
E così, la sera del 6 settembre, erano presenti comunità di indios Xucurù, fortemente discriminati malgrado si trovino nella terra dei loro “padri antenati”; un gruppo di ballo della capoeira; alcune classi di scuole elementari che hanno svolto anche una rappresentazione, per proclamare educazione e gioco come diritti inviolabili dei più piccoli; tanti gruppi di donne che hanno gridato contro la violenza e lo sfruttamento sessuale; gruppi cattolici e non con vari slogan.
Sono tanti i problemi denunciati, dai più basilari come il diritto alla salute, all’acqua, alla sicurezza, per arrivare a livelli forse un po’ più irraggiungibili in quanto diretto riferimento alla politica, come la corruzione o la ricchezza esagerata della stessa casta.
Insomma, una denuncia della città alla città stessa perché le persone si possano svegliare e possano smuovere delle acque che da troppo tempo sono ferme.
Il giorno dopo invece la grande sfilata di fronte la cattedrale di tutte le scuole, istituzioni e bande presenti a Pesqueira e dintorni.
Anche noi italiani abbiamo partecipato e ci siamo inseriti nel gruppo dell’ASEVI; il PODE, purtroppo per cause economiche, non ha potuto partecipare.
Fin dalle 8 del mattino ci siamo presentati nella sede dell’ASEVI per accogliere i ragazzi e preparare vestiti, cartelloni e quant’altro.
L’attesa è stata un po’ sofferta, poiché dal nostro arrivo in piazza fino al nostro momento abbiamo atteso più di un’ora e mezza, in piedi e a tratti sotto al sole.
Ma malgrado la stanchezza mi è molto piaciuto assistere sfilare, nel frattempo, le altre istituzioni e scuole.
Per chi se lo può permettere, in questa occasione si investe tanto denaro e in effetti i risultati si sono visti.
Davvero bei vestiti e tanta preparazione dietro i vari lavori presentati!
Ma poi è venuta anche la nostra volta!
Apriva il gruppo dell’ASEVI Daniele, truccata e vestita a dovere, che teneva in mano lo stemma dell’ASEVI.
E a seguire i vari gruppi di arte, informatica, musica, danza, giochi, rinforzo scolare, sport e racconti, tutti con dell’abiti o degli oggetti che rappresentavano il gruppo in questione.
Noi educatori con una maglia di rappresentanza, fatta apposta per questa giornata, ai lati dei bambini, come accompagno.
E verso le 12, finito il nostro desfilo, pranzo tutti insieme nella sede dell’ASEVI.
È stata una bella mattinata, un po’ stancante ma personalmente felice di aver contribuito a fare conoscere la causa dell’ASEVI, così viva in Pesqueira e dintorni eppure tante volte anche così dimenticata da quasi tutti.
Credo proprio sia vero che ancora la vera indipendenza è molto lontana dal nostro quotidiano, ma chissà se un giorno le nostra grida non verranno finalmente accolte...

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