Senza volerlo sono capitato nella casa di Daniele, la bambina di cui vi
ho parlato qualche giorno fa, che ultimamente è più agitata del solito e che
non riusciamo a capire cosa le stia succedendo.
La situazione in cui abbiamo trovato la casa non è stata a mio parere
delle peggiori, anche se siamo rimasti solo nel soggiorno, di fronte l’entrata.
Ovviamente il paragone con una casa italiana non è lontanamente
proponibile, ma per altre abitazioni che avuto l’occasione di vedere, quella di
Daniele non mi è sembrata così inavvicinabile.
Ci ha accolto la mamma, che in realtà abbiamo trovato insieme al figlio
più piccolo (anche lui viene all’ASEVI) che stava rientrando in casa con una
borsa di plastica piena di carne.
Nell'alloggio era presente la figlia maggiore, di 22 anni, incinta.
Abbiamo subito cominciato a parlare dei tre bambini che vengono nella
creche del pomeriggio, ovvero in ordine di età: Ana (15), Daniele (11), Carlos
(8).
Dalla conversazione con la donna di casa e la figlia maggiore è uscito
fuori un atteggiamento da parte di Ana che non ci saremmo mai e poi mai
aspettato.
Lei all’ASEVI è una degli aiutanti, per cui dà una mano ai vari
educatori nel tenere i bambini, nell’organizzare le attività, nello svolgere
mansioni più “seccanti” che toccherebbero alle educatrici.
E Ana è davvero un grosso aiuto, perché come età è molto vicina a quella
dei ragazzi ma come atteggiamento sappiamo che possiamo contare su di lei.
Dalla mamma invece abbiamo appreso tutt’altro: colei che non aiuta a
fare alcunché, che dà problemi per andare a scuola, che sembra vivere in un
mondo tutto suo è proprio Ana.
In casa un diavoletto e fuori un angioletto...
È strano perché difficilmente avrei detto una cosa del genere, tanto più
perché ha sempre il sorriso e con me è giocherellona e simpatica.
Insomma, tutto quello che pensavamo sopra Ana si è trasferito sopra Daniele
e viceversa.
Abbiamo inoltre capito meglio la conformazione della famiglia: la
signora è in realtà la mamma di Ana e Carlos ma solo la zia di Daniele, poiché
fin da piccola, mancando chi si prendesse cura di lei, è rimasta sotto le cure
della donna appunto.
Sull’unico maschietto invece niente di particolarmente sconvolgente che
già non sapessimo: ogni tanto è agitato, a volte succede che faccia questioni
per andare a scuola, non sempre dà una mano nelle faccende domestiche.
In casa inoltre sono presenti anche il compagno della figlia maggiore (la
ragazza incinta) e il nonno materno, che però non lavora e ha problemi di
salute.
Da parte di Clebson e Patricia i suggerimenti che sono venuti sono stati
di non demordere nel cercare di dare una buona educazione ai propri figli,
malgrado le varie difficoltà.
Il primo esempio viene dalla famiglia per cui è loro compito per lo meno
insegnare ad avere un comportamento corretto.
Personalmente è stata una visita che mi è servita a capire meglio la
situazione degli stessi ragazzi.
Se non avessimo parlato con la mamma, chi avrebbe mai scoperto questo
cambiamento di comportamento tra fuori e dentro casa?
Quanto è importante conoscere il contesto in cui il bambino cresce e si
forma!
A mio parere andrebbe svolto tutto un lavoro di terapia e aiuto che
purtroppo non è possibile, causa mancanza di denaro e condizioni poco
favorevoli; ma anche io nel mio piccolo credo di avere un bel compito per
questi ragazzi, semplici gesti che però possono aiutarli.
Credo sia molto utile “improvvisare” questi incontri con le famiglie per
poter al meglio sapere come relazionarsi con i piccoli e capire alcuni loro
atteggiamenti incomprensibili e apparentemente senza motivazione.
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