sabato 1 settembre 2012

Visita

Venerdì scorso si sono svolte con l’ASEVI le visite in casa di alcuni ragazzi, come ogni mese.
Senza volerlo sono capitato nella casa di Daniele, la bambina di cui vi ho parlato qualche giorno fa, che ultimamente è più agitata del solito e che non riusciamo a capire cosa le stia succedendo.
Sono andato insieme ad Elisa, Patricia e Clebson, il nuovo professore di informatica.
La situazione in cui abbiamo trovato la casa non è stata a mio parere delle peggiori, anche se siamo rimasti solo nel soggiorno, di fronte l’entrata.
Ovviamente il paragone con una casa italiana non è lontanamente proponibile, ma per altre abitazioni che avuto l’occasione di vedere, quella di Daniele non mi è sembrata così inavvicinabile.
Ci ha accolto la mamma, che in realtà abbiamo trovato insieme al figlio più piccolo (anche lui viene all’ASEVI) che stava rientrando in casa con una borsa di plastica piena di carne.
Nell'alloggio era presente la figlia maggiore, di 22 anni, incinta.
Abbiamo subito cominciato a parlare dei tre bambini che vengono nella creche del pomeriggio, ovvero in ordine di età: Ana (15), Daniele (11), Carlos (8).
Principalmente era Daniele la nostra preoccupazione ma è stato positivo aver parlato anche degli altri due ragazzi.
Dalla conversazione con la donna di casa e la figlia maggiore è uscito fuori un atteggiamento da parte di Ana che non ci saremmo mai e poi mai aspettato.
Lei all’ASEVI è una degli aiutanti, per cui dà una mano ai vari educatori nel tenere i bambini, nell’organizzare le attività, nello svolgere mansioni più “seccanti” che toccherebbero alle educatrici.
E Ana è davvero un grosso aiuto, perché come età è molto vicina a quella dei ragazzi ma come atteggiamento sappiamo che possiamo contare su di lei.
Dalla mamma invece abbiamo appreso tutt’altro: colei che non aiuta a fare alcunché, che dà problemi per andare a scuola, che sembra vivere in un mondo tutto suo è proprio Ana.
In casa un diavoletto e fuori un angioletto...
È strano perché difficilmente avrei detto una cosa del genere, tanto più perché ha sempre il sorriso e con me è giocherellona e simpatica.
Dall’altro lato Daniele, malgrado la sua agitazione, violenza, aggressività, prepotenza e chi più ne ha più ne metta (tutto confermato dalla signora), in casa è l’unica dei tre ragazzi che se ha tempo pulisce, sistema, prepara da mangiare, lava i vestiti.
Insomma, tutto quello che pensavamo sopra Ana si è trasferito sopra Daniele e viceversa.
Abbiamo inoltre capito meglio la conformazione della famiglia: la signora è in realtà la mamma di Ana e Carlos ma solo la zia di Daniele, poiché fin da piccola, mancando chi si prendesse cura di lei, è rimasta sotto le cure della donna appunto.
Sull’unico maschietto invece niente di particolarmente sconvolgente che già non sapessimo: ogni tanto è agitato, a volte succede che faccia questioni per andare a scuola, non sempre dà una mano nelle faccende domestiche.
In casa inoltre sono presenti anche il compagno della figlia maggiore (la ragazza incinta) e il nonno materno, che però non lavora e ha problemi di salute.
Da parte di Clebson e Patricia i suggerimenti che sono venuti sono stati di non demordere nel cercare di dare una buona educazione ai propri figli, malgrado le varie difficoltà.
Il primo esempio viene dalla famiglia per cui è loro compito per lo meno insegnare ad avere un comportamento corretto.
Personalmente è stata una visita che mi è servita a capire meglio la situazione degli stessi ragazzi.
Se non avessimo parlato con la mamma, chi avrebbe mai scoperto questo cambiamento di comportamento tra fuori e dentro casa?
Quanto è importante conoscere il contesto in cui il bambino cresce e si forma!
A mio parere andrebbe svolto tutto un lavoro di terapia e aiuto che purtroppo non è possibile, causa mancanza di denaro e condizioni poco favorevoli; ma anche io nel mio piccolo credo di avere un bel compito per questi ragazzi, semplici gesti che però possono aiutarli.

Credo sia molto utile “improvvisare” questi incontri con le famiglie per poter al meglio sapere come relazionarsi con i piccoli e capire alcuni loro atteggiamenti incomprensibili e apparentemente senza motivazione.

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