Al momento è
la quinta potenza mondiale, si prepara ad accogliere Mondiali di calcio prima e
Giochi Olimpici dopo e si sta affacciando nell’economia mondiale con sempre
maggiore prepotenza.
Ma vivendo
soprattutto nelle zone meno centrali di questa nazione ci si accorge che se il
Brasile adesso è diventato lo Stato che è, è solo grazie ad una politica di sfruttamento e
menefreghismo nei confronti della stragrande maggioranza di persone, che appunto
vive ai margini della società senza diritti né considerazione.
Le scene di
povertà a cui si assiste anche nelle grandi città sono abbastanza frequenti,
ancor più in una cittadina come Pesqueira.
Ma purtroppo
c’è contraddizione anche nella povertà stessa.
Parlando con alcuni operatori locali e con la stessa suor Cristina si viene a scoprire che è senza dubbio vero il fatto che la popolazione vive in condizioni non molto, diciamo, umane, ma al contempo la stessa popolazione è quella che non si fa mancare la parabola per vedere la televisione (che altrimenti non si vedrebbe), che spende quel poco che riesce a racimolare in oggetti ultra moderni e tecnologici, che preferisce la Coca-Cola all’acqua potabile....
Questo devo
dire è un aspetto abbastanza assurdo e trovo molta difficoltà a poterlo
accettare e comprendere.
Forse è l’educazione
che ho ricevuto che mi spinge ad avere un certo tipo di ragionamento su ciò che
è necessario e quello che invece è superfluo, ma pensavo che vedendo persone
che vivono in condizioni di vita così precarie avrei ulteriormente aggiornato
il mio modo di valutare l’importanza di ciò che mi circonda.
E invece mi sto rendendo conto che anche qui c’è molto lavoro da fare per cambiare la mentalità
delle persone.
La differenziata
non esiste, non tanto perché non si hanno le potenzialità, ma per pigrizia e
non curanza.
Sempre quando
si va a fare la spesa vengono date un numero impressionante di buste, ovviamente di plastica; e non è neanche lontanamente concepita l’idea di portarsi da casa
(come stiamo facendo noi) alcune buste di stoffa da utilizzare proprio
al posto di quelle date alla cassa, che per l’appunto non vengono riciclate.
Prima di
partire ci avevano avvisato sul fatto che avremmo trovato tanti modi di fare e
usanze per noi ormai lontani nel tempo, ma la soluzione che ci hanno dato non è
stata quella di arrivare pensando di cambiare quello che a nostro avviso poteva
sembrare sbagliato, quanto quella di accettare la realtà così com’è, spiegando
eventualmente il nostro diverso modo di operare solo nel caso in cui ce ne viene fatta esplicita richiesta.
Forse è solo
questione di tempo; così come l’Italia è arrivata in ritardo su tanti campi
rispetto a molti Paesi europei e non, può darsi che anche il Brasile abbia
bisogno di compiere ancora qualche altro passo da solo, prima di rendersi conto
del mondo che lo circonda.
Certo è che l'immagine che il Governo brasiliano vuole dare di nazione indipendente economicamente e non bisognosa di alcun tipo di aiuto si viene fortemente a scontrare con la realtà che per ora sto venendo a conoscenza.
Certo è che l'immagine che il Governo brasiliano vuole dare di nazione indipendente economicamente e non bisognosa di alcun tipo di aiuto si viene fortemente a scontrare con la realtà che per ora sto venendo a conoscenza.
Ciao, Vincenzo
RispondiEliminaUn saluto da Roma. Ora che conosco il tuo blog, ci possimao mantenere in contatto.
Marco
Ciao Marco!
RispondiEliminaTutto bene? spero solo che impari a gestire il tempo in modo migliore per poter scrivere questo blog....
a presto!
vincenzo