Tra le varie attività che l’ASEVI svolge a favore dei ragazzi che segue c'è la visita alle famiglie.
Il mese scorso abbiamo avuto la fortuna di andare a visitare le case di due bambini: io e Gian, accompagnati da Patricia, Arlete e Silvana, siamo andati a casa di un bambino il cui nome, per privacy, sarà José; mentre Elisa, Serena, Risaldo, Claudia e Edileousa da due fratelli che non specificherò.
La situazione fin dall’inizio non è sembrata delle migliori...
Il quartiere che siamo andati a visitare è uno dei più poveri e arrivati in casa di José abbiamo avuto la conferma delle nostre impressioni.
Il quartiere che siamo andati a visitare è uno dei più poveri e arrivati in casa di José abbiamo avuto la conferma delle nostre impressioni.
Non so con quale coraggio posso definire casa quella in cui siamo piombati (i parenti dei ragazzi non sono mai avvertite di queste visite da parte degli educatori), fatto sta che la stragrande maggioranza delle famiglie che abitano in questo quartiere vive nelle medesime condizioni.
A fare da padrona in quella abitazione è la mancanza di ordine e igiene e vedere come invece il piccolo José (5 anni) non dava segni di repulsione o vergogna per le condizioni in cui vive mi ha molto colpito.
Mi ha fatto girare un po’ la casa, orgoglioso di avere un ospite e con l’eccitazione di farmi conoscere il luogo in cui vive.
Escrementi di animali, letti che non sono letti ma materassi mangiucchiati da non so quale strano essere vivente e pieni di macchie, sporcizia ovunque.
Ha anche un gatto, Eduardo, a cui è affezionato e con cui gioca; e ovviamente anche questo animale domestico con le proprie necessità aiuta a peggiorare le condizioni dell’abitazione.
Quando siamo arrivati abbiamo conosciuto la nonna, la mamma e lo zio di José, ognuno con qualche segnale di una condizione mentale non proprio equilibrata...
Colei che “comanda” e che dirige un po’ la famiglia è la nonna, di cui tutti, da quello che abbiamo potuto notare in quella breve mezz’ora trascorsa insieme, hanno timore, forse misto a paura, e non si tratta secondo me solo di rispetto in quanto persona più anziana, ma una vera e propria angoscia per gli atteggiamenti che la nonna può avere in conseguenza di un loro sbaglio.
C’è un fatto che ben descrive questo sentimento che ho personalmente percepito.
José stava giocando con una pallina facendola rimbalzare sul pavimento mentre la nonna stava dialogando con Silvana.
Appena la signora ha detto al bambino di fermarsi, questo ha lasciato immediatamente il gioco e si è seduto sul divano senza dire più una parola.
Va bene che la nonna stava parlando e che il rumore “poteva” anche lontanamente infastidire il dialogo, ma il bimbo stava giocando con me e Gian e ordinargli di smettere immediatamente non ci è sembrato un atteggiamento di una nonna comprensiva e amorevole; ancor di più per il modo con cui ha sentenziato la fine del divertimento.
La mamma di José soffre di depressione, quando l’abbiamo vista era presente fisicamente ma mentalmente sembrava completamente da un’altra parte, ed è anche una donna estremamente magra.
Siamo venuti a sapere dalla nonna che è in queste condizioni perché tutto il giorno non fa altro che fumare e bere caffè, senza ingerire altro tipo di vivanda.
Poi c’è lo zio, che con noi non ha spiccicato una sola parola: soffre di epilessia e non svolge alcun tipo di lavoro.
L’unica forse un po’ lucida di mente ma per alcune osservazioni che ci ha fatto con un carattere molto particolare è la nonna, che non ci ha risparmiato il suo giudizio su ciascun membro della propria famiglia, compreso il piccolo José.
È un bambino e come tutti i bambini a volte può risultare un po’ iperattivo e petulante, ma ha 5 anni, se non ha questo atteggiamento a quest’età quando potrà comportarsi come tutti i bambini?
Non sono state poche le occasioni nelle quali da parte della nonna e della mamma abbiamo sentito critiche e giudizi sul bambino, anche in sua presenza, e ciò non credo sia produttivo e di crescita proprio per José.
Le visite che gli educatori svolgono presso le famiglie hanno lo scopo di vedere prima di tutto in che ambiente vivono i ragazzi, ma anche di farsi conoscere dai parenti e per parlare dei loro figli, sul futuro che potrebbero avere se i genitori permettessero loro di andare a scuola e non solo all'ASEVI.
La nostra visita si è conclusa con una foto che ritrae José durante le attività all’ASEVI lasciata alla nonna.
Ci siamo salutati io con un po’ di malumore e sconcerto per le condizioni appena viste, lui con la gioia di un bambino che ha ricevuto una piacevole visita da chi forse gli dimostra un po' più amore della sua stessa famiglia...
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