Il verbo
“conseguir” qua in Brasile è abbastanza usato.
Equivale al
nostro “riuscire”: “ci sono riuscito!!” si dice appunto “consegui!!”.
Ho usato questo
titolo per il semplice fatto che mercoledì scorso insieme a Serena sono
riuscito ad andare per la prima volta nella sala di Ceiça, l’ultima che mi
mancava...
In effetti
non è che mi sia perso gran che, non per i bambini, ma per l’assistenza che abbiamo
ricevuto da parte dell’educatrice, che è rimasta nella sala per circa mezz’ora
durante il corso di tutta la mattinata e con la quale non abbiamo certo parlato
delle attività che potevamo svolgere nell’aula.
Ci siamo
dovuti autogestire insieme alle madri dei bambini e alla fine qualche cosa in 3 ore
l’abbiamo fatto, ma da parte di Ceiça non abbiamo ricevuto molte spiegazioni.
C’erano tre
bambini: João, Luan e Vito, che non avevo mai visto prima, ad eccezione di João
che invece avevo conosciuto nella sala di M.Helena, tutti piccoli e tutti con
le madri a loro fianco.
Vito, quello un po’ più grandicello fisicamente, ha problemi di ipertonicità
muscolare, per cui con molta fatica riuscivamo a farlo sedere e a piegargli
braccia e gambe.
Luan invece
è un bimbo stupendo, possiamo dire abbastanza in carne ma con
alcune reazioni agli stimoli esterni o giochi che ti lascia senza parole.
Lui è
leggermente down, "leggermente" perché non ha per niente i lineamenti tipici di
chi soffre di questa sindrome, ma chiedendo a Ceiça abbiamo scoperto questo suo
deficit.
In João invece la sindrome è molto più evidente.
Non parla
molto bene ma capisce tutto e giocare con lui mi sorprende ogni
giorno di più per quello che vedo che riesce a fare malgrado i miei
preconcetti, sbagliati.
È legato alla mamma in una maniera impensabile e si vede a colpo d’occhio che lei ha per
lui un amore immenso e che lo sa capire e prendere come nessun altro.
Una cosa che
ci fa veramente divertire è la sua imitazione dei pastori quando mungono le
mucche.
Basta che
gli si chieda: “João, tira o leite a vaca” e se ne ha voglia (perché a volte
non vuole farlo e ti risponde tranquillamente “não”) ti imita il gesto con le
mani e ti fa un verso con la bocca simile a quello che si sente quando un
bambino beve da un biberon o ha in bocca un ciuccio.
Durante la
mattinata abbiamo giocato con loro dando anche alle madri la possibilità di
riposarsi un po’.
Fare tutti i
giorni la stessa vita con bambini con queste problematiche non credo proprio
sia una passeggiata ma ogni qual volta che vedo al PODE una mamma che ha un
rapporto tutto particolare con il figlio e dimostra verso di lui un’attenzione
e una predisposizione che solo lei può avere è meraviglioso
e mi lascia sempre di stucco.
Anche io
adesso andrò a lavorare al PODE ogni mattina con bambini con patologie
differenti ma sto con loro tre ore al giorno e delle loro difficoltà non vedo
che un decimo di quelle che realmente hanno nella vita di tutti i giorni.
Non so cosa
possa significare stare 24 ore su 24 a contatto con bambini con deficienze, ma son sicuro che non deve essere facile e che bisogna avere
un’attenzione e una cura totale anche su cose alle quali normalmente non si pensa.
Se le
strutture come il PODE possono dare un aiuto anche alle madri oltre che ai
bambini ben vengano, ma mi auguro soltanto che realmente si cerchi di dare loro
una mano, non solo stando 10 minuti con i bambini nella propria sala per poi
assentarsi per il resto della giornata...
Ma che spettacolo la foto dove ci sei tu!!!!
RispondiElimina...in senso ironico???
EliminaNO...
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