lunedì 16 aprile 2012

Consegui!!

Il verbo “conseguir” qua in Brasile è abbastanza usato.
Equivale al nostro “riuscire”: “ci sono riuscito!!” si dice appunto “consegui!!”.
Ho usato questo titolo per il semplice fatto che mercoledì scorso insieme a Serena sono riuscito ad andare per la prima volta nella sala di Ceiça, l’ultima che mi mancava...
In effetti non è che mi sia perso gran che, non per i bambini, ma per l’assistenza che abbiamo ricevuto da parte dell’educatrice, che è rimasta nella sala per circa mezz’ora durante il corso di tutta la mattinata e con la quale non abbiamo certo parlato delle attività che potevamo svolgere nell’aula.
Ci siamo dovuti autogestire insieme alle madri dei bambini e alla fine qualche cosa in 3 ore l’abbiamo fatto, ma da parte di Ceiça non abbiamo ricevuto molte spiegazioni.
C’erano tre bambini: João, Luan e Vito, che non avevo mai visto prima, ad eccezione di João che invece avevo conosciuto nella sala di M.Helena, tutti piccoli e tutti con le madri a loro fianco.
Vito, quello un po’ più grandicello fisicamente, ha problemi di ipertonicità muscolare, per cui con molta fatica riuscivamo a farlo sedere e a piegargli braccia e gambe.
Luan invece è un bimbo stupendo, possiamo dire abbastanza in carne ma con alcune reazioni agli stimoli esterni o giochi che ti lascia senza parole.
Lui è leggermente down, "leggermente" perché non ha per niente i lineamenti tipici di chi soffre di questa sindrome, ma chiedendo a Ceiça abbiamo scoperto questo suo deficit.
In João invece la sindrome è molto più evidente.
Non parla molto bene ma capisce tutto e giocare con lui mi sorprende ogni giorno di più per quello che vedo che riesce a fare malgrado i miei preconcetti, sbagliati.
È legato alla mamma in una maniera impensabile e si vede a colpo d’occhio che lei ha per lui un amore immenso e che lo sa capire e prendere come nessun altro.
Una cosa che ci fa veramente divertire è la sua imitazione dei pastori quando mungono le mucche.
Basta che gli si chieda: “João, tira o leite a vaca” e se ne ha voglia (perché a volte non vuole farlo e ti risponde tranquillamente “não”) ti imita il gesto con le mani e ti fa un verso con la bocca simile a quello che si sente quando un bambino beve da un biberon o ha in bocca un ciuccio.
Durante la mattinata abbiamo giocato con loro dando anche alle madri la possibilità di riposarsi un po’.
Fare tutti i giorni la stessa vita con bambini con queste problematiche non credo proprio sia una passeggiata ma ogni qual volta che vedo al PODE una mamma che ha un rapporto tutto particolare con il figlio e dimostra verso di lui un’attenzione e una predisposizione che solo lei può avere è meraviglioso e mi lascia sempre di stucco.
Anche io adesso andrò a lavorare al PODE ogni mattina con bambini con patologie differenti ma sto con loro tre ore al giorno e delle loro difficoltà non vedo che un decimo di quelle che realmente hanno nella vita di tutti i giorni.
Non so cosa possa significare stare 24 ore su 24 a contatto con bambini con deficienze, ma son sicuro che non deve essere facile e che bisogna avere un’attenzione e una cura totale anche su cose alle quali normalmente non si pensa.
Se le strutture come il PODE possono dare un aiuto anche alle madri oltre che ai bambini ben vengano, ma mi auguro soltanto che realmente si cerchi di dare loro una mano, non solo stando 10 minuti con i bambini nella propria sala per poi assentarsi per il resto della giornata...

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