domenica 1 aprile 2012

Si PODE un po' di più...

Per il PODE  ho solo spiegato come mi sono trovato nella sala di Ana e di Leilà/M.Helena, ma adesso, dopo più di un mese, posso descrivere anche tutte le altre, avendole conosciute...
C’è Elisabeth, nella sala qui a dx, che si occupa di ragazzi un po’ più grandi, quelli di età poco inferiore rispetto agli “ospiti” di Ana, che sono invece i più grandi.
Diciamo che anche nella sala di Elisabeth non mi sono trovato molto bene...è sulla stessa onda di Ana: si dà ai ragazzi colla e giornali e loro non fanno nient’altro che ritagliare le immagini che più li colpiscono ed incollarle su fogli di carta.
Non so se questa sia l’unica attività che qui si svolge, ma nelle 2-3 volte che vi sono andato non ho visto altro.
La sala di Elisabeth insieme a quella di Ana è l’unica che cerco di evitare, proprio perché non riesco a vedere l’utilità di far svolgere ai ragazzi ogni giorno sempre le stesse attività.
Sicuramente un ritorno nei loro confronti ci sarà, ma per il momento non ho molta pazienza per incollare per una mattinata intera immagini su fogli di carta.
Qualche attività in più credo si possa pensare, ma quello che pian piano sta emergendo dalle educatrici è a volte la mancanza di voglia o di iniziativa.
Lavorare in una struttura come il PODE secondo me non può essere considerato come un lavoro di ufficio, che anche se non ti piace lo svolgi perché devi portare a casa il pezzo di pane...
Qui se non ti senti portato per questo tipo di attività neanche inizi, o sei hai cominciato lasci stare, perché ne va soprattutto della salute di questi ragazzi, che non hanno alcuna colpa nel trovare te, educatrice, che non hai molta voglia di dedicarti alle loro necessità!
Ogni volta riferendomi al PODE parlo solo di “educatrici” e non “educatori” in generale per il semplice fatto che non ci sono uomini che ricoprono questo ruolo; tutti quelli che vi lavorano svolgono altre funzioni...
C’è solo Renato che si occupa della sala di informatica, ma ha a che fare con ragazzi già meno problematici.
Stiamo conoscendo ogni giorno di più tutti i responsabili delle varie strutture, e stiamo riscontrando alcuni tratti del loro carattere che prima era impossibile intravedere, a causa della mancanza di conoscenza tra noi e loro.
La carenza di voglia è un elemento abbastanza presente al PODE, ma non per questo comune a tutti coloro che vi lavorano.
Le eccezioni ci sono sempre ed è giusto parlare anche di queste.
Un esempio di persona che invece si dedica completamente ai ragazzi che tratta è Mauricélia.
La sua sala è quella nella quale lavoro ogni giorno in cui vado al PODE.
Quella a sx, accanto a Elisabeth
All’inizio, quando ancora non conoscevo Mauricélia, non ne avevo ricevuto una buona impressione...
Ricordo le volte in cui andavamo a mangiare per il pranzo nel refettorio e vedevo lei che volutamente si metteva dalla parte opposta del tavolo, lontana da tutti.
Questo mi è rimasto impresso, in senso negativo...
La prima volta invece in cui sono andato a conoscere le attività che svolgeva nella propria sala le mie impressioni sono state positive.
A primo impatto Mauricélia mi ha dato l’idea di una persona professionale e responsabile nel lavoro che svolge; al primo posto mette la salute dei bimbi e questo crea in lei una grande determinazione e voglia di fare.
Lei sulla carta è solo un’infermiera, e sta nella sala di “Mobilidade” in veci di educatrice che fa giocare i bambini; non si presenta come fisioterapista, perché di fatto non ha nessuna carta che lo comprovi.
Questo fa sì che se un domani dovesse esserci un controllo sulle attività del PODE lei deve presentarsi come infermiera, cioè la professione per la quale ha conseguito la laurea.
Da lei ci sono bambini che hanno problemi di mobilità: ipertonia, ipotonia, incapacità (e non impossibilità...) ad afferrare o impugnare oggetti, problemi anche di linguaggio o udito (ma non di comprensione...).




Durante tutto il tempo in cui i bimbi stanno nella sala, sono presenti anche le madri perché gli stessi esercizi vanno svolti a casa; ed è bello vedere il rapporto che si viene ad instaurare tra madre/figlio per lo svolgimento delle attività.
Mauricélia organizza il suo lavoro mensilmente, secondo uno schema semplice ma efficace che mi ha presentato la prima volta che l’ho conosciuta.
Ogni mese si sceglie un colore (março è stato il mese del giallo e sul finire anche del verde) e un tema da affrontare; tutti i giochi che i bambini svolgono sono da approntare in base a questi.
Le matite per colorare, i pennelli, gli stessi strumenti sono del colore scelto.
Si dà importanza anche ai sensi, che nel caso di questi bimbi non sono molto sviluppati, e per questo si fa conoscere la frutta, la si fa assaggiare, si dipinge con le dita e i piedi, si insegna ad afferrare oggetti semplici ma per loro abbastanza complicati, come colori, palline, giochi vari...
Questo appunto è stato il mese del giallo; un’attività che spesso Mauricélia sviluppa con i bambini è la seguente.
Su un foglio di carta viene disegnato un’ananas, un maracujà o un altro frutto giallo.
I bimbi aiutati dalle rispettive madri, colorano con varie tecniche questi disegni, e viene spiegato loro che cosa rappresenta quel disegno, che solo quando quel frutto è giallo, e quindi maturo, si può mangiare, che in alcuni casi è opportuno levare la buccia perché altrimenti fa male, che a contatto con la pelle si provano varie sensazioni.
Poi si prende il frutto vero e lo si fa assaggiare, facendo sperimentare la differenza tra quello acerbo e quello invece buono.
Si svolgono tutte attività di questo tipo, in cui c’è una forte interazione tra genitore/figlio e in cui il bambino apprende nuovi sapori, nuovi animali, nuove sensazioni corporee.
Mauricélia lavora da sola nella propria sala ma il suo lavoro è in realtà congiunto con altre educatrici che di tanto in tanto “prendono” alcuni dei suoi bimbi e svolgono con loro riabilitazione, ognuno in base alle proprie problematiche.


Ci sono Mikaella e Luana, fisioterapiste, che per 10 minuti con determinati bambini svolgono esercizi motori in due sale diverse, in base ai problemi da dover affrontare.





E c’è Mirelle la logopedista, che lavora con i bambini affinché possano sviluppare i muscoli facciali e, in un futuro si spera non troppo lontano, imparare ad emettere qualche suono di senso compiuto.
Lo strumento che Mirelle utilizza è una macchina abbastanza piccola alla cui estremità ci si possono inserire dischi di varie forme, e che vengono passati lungo tutto il viso.
È un esercizio che si conclude nel giro di 6-7 minuti, ma a quanto pare è molto efficace.
All’ inizio mi sorprendeva il fatto che durasse così poco e che non si dovesse fare neanche tutti i giorni, ma quando ho chiesto se effettivamente ci sono dei risultati, Mirelle mi ha risposto che gli effetti sono sorprendenti, per di più nel giro solo di qualche mese.
Tanti ragazzi che avevano iniziato la cura ad agosto adesso sono in grado di pronunciare qualche parola, e ciò solo grazie a questo trattamento.
C’è un’ultima stanza che ho avuto modo di conoscere per la prima volta un paio di settimane fa.
È la sala di visão, vista, la più particolare e strana fra tutte...
È questa:
è grande più o meno 1 m2 ma è stata riempita completamente.
Come si vede le pareti e il pavimento sono a scacchiera con caselle nere e bianche, c’è una lampadina che scende dal tetto e, sulla parete di fronte alla porta, questo pannello in legno con lampadine di vari colori.
Cosa si fa in questa sala?
La mamma entra con il bambino in braccio e si siede per terra.
L’educatore, Mauricélia o chi per lei, entra insieme a loro e comincia ad accendere e spegnere la luce, alternando ai momenti di buio e luce le parole: “preto” (nero) – “branco” (bianco) e poi ”escuro” – “claro”.
Questo per 4-5 minuti per far apprendere al bimbo la differenza tra le due situazioni di luce e oscurità.
Poi ci si attiva con le lampadine colorate.
Março è il mese del giallo?
E allora si accendono e spengono ripetutamente le due lampadine di colore amarelo, mentre la mamma spiega al figlio: “vedi? Adesso la lampadina è di colore giallo, come il sole, che è molto caldo e illumina. Come l’abacaxi (ananas) e la papaia quando sono mature e si possono mangiare...”.
E così via con altri esempi.
Complessivamente nella sala di visão si rimane per circa 10 min.
La prima volta che ci sono andato è stato interessante e curioso; le potenzialità per far svolgere ai bimbi tante attività differenti ci sono ed è bello secondo me che ci sia la possibilità di far sperimentare ai bambini vari giochi.
Per loro infatti tutto si riduce ad un gioco, anche se dietro c’è il lavoro e la pazienza dell’educatrice e della mamma, ed è molto gratificante vedere come, malgrado l’apparenza, da parte dei piccoli c’è comprensione in quello che sono invitati a fare e c’è una loro risposta, anche se a modo loro e in piccola quantità!
L’unica sala che ancora non ho visto è un’altra di mobilità, in cui c’è Ceiçà.
In effetti non so perché ancora non ci sia andato...
Per ora sto sempre lavorando con Mauricélia o Maria Helena, per cui non mi sono neanche posto il problema di vedere quest’ultima sala.
Boh, forse fra qualche giorno vi saprò dire com’è, o forse ancora no...

1 commento:

  1. forse sono riuscito a capire come commentare le tue osservazioni. Se riesci a leggere questo mio inserimento fammelo sapere. Baci, papà

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